L’Italia del brivido ha trovato un Fill di speranza

Secondo nel superG di Kitzbühel a 5 centesimi da Maier. «La mia forza è tutta nella testa. Ma resto slalomista. Con un idolo, Kjus»

Maria Rosa Quario

Per capire subito chi è Peter Fill, la grande novità dello sci italiano, facciamo un passo indietro e andiamo all’inverno 1999, ai campionati italiani aspiranti, quando il nostro, anni 16 e mezzo, fa filotto vincendo in discesa, superG, gigante e slalom. Ingresso in nazionale, squadra C, e avanti con i progressi, sempre sulla via della polivalenza. Nel 2001, ai mondiali juniores, Fill vince il bronzo in gigante e l’anno dopo saluta il mondo dei giovani vincendo il titolo mondiale di superG davanti al norvegese Aksel Lund Svindal, stessa età ma venti centimetri e un bel tot di chili in più. Siamo al 2002, anno dell’esordio in coppa del mondo. Alle finali di Altenmarkt, Peter è qualificato di diritto al superG proprio grazie al titolo mondiale juniores e stupisce finendo 12º. Ecco, pensano tutti, se uno più uno fa due, anche l’Italia ha trovato finalmente il suo fenomeno polivalente, e l’ha trovato in questo altoatesino dal fisico un po’ rotondetto, la sciata molto naturale e la testa giusta, poche parole e idee chiare.
Il dt Gustav Thoeni lo elegge a suo pupillo, se lo coccola con gli occhi e con i fatti. Peter non risponde subito con i risultati, ma non viene mai messo in discussione, partecipa ai mondiali 2003, all’olimpiade 2004, ai mondiali 2005. Non brilla, passa per uno che si accontenta e riceve le prime bastonate, leggi critiche. Non fa una piega, passa oltre. «La mia forza sta tutta qua dentro, nella testa» ripete spesso. La razza è buona: Peter Fill infatti è cugino di Denise Karbon, un’altra che non si arrende mai, una che è diventata campionessa dopo aver superato mille infortuni, mille sfortune e mille prove del destino. La forza, o buona parte di essa, arriva dal papà di Denise nonché zio di Peter, Arnold, che negli anni Settanta è stato a sua volta atleta azzurro e che a Castelrotto, dove vivono i Karbon e i Fill, è lo scopritore di talenti. Oltre a Peter e Denise avrebbe potuto arrivare alla coppa del mondo anche Sara, sorella di Peter, vero fenomeno nelle categorie giovanili, fermata purtroppo da un gravissimo infortunio alla schiena.
Ma torniamo al nostro eroe, a Peter, che in una settimana, l’ultima, ha raccolto più di quanto aveva fatto in quattro anni: terzo in combinata a Wengen, sesto nella discesa sempre a Wengen, secondo ieri a Kitzbühel nel superG di Hermann Maier. E volete sapere il bello della faccenda? È che Peter ai piedi della Streif non ha esultato come se avesse raggiunto il paradiso, no, al contrario si è rammaricato per il tempo perso nella parte alta della pista, dove è passato decimo, a 23/100 da Maier. «Confesso di aver sperato nella vittoria, io avevo il sette, Maier il 29 e sono stato primo per un bel po’, perdere per cinque centesimi fa un po’ rabbia, ma se penso a quello che ho fatto non posso che gioire, che voglio di più?». Appunto. «Non so cosa mi sia successo in questi ultimi giorni, so solo che sono in forma ed essere in forma proprio alla vigilia dell’Olimpiade non è male. Rispetto al passato credo di avere anche un po’ di fortuna dalla mia, la fortuna serve sempre per fare risultato, ma la cosa che più conta è il lavoro e finalmente quello che ho fatto io negli ultimi anni sta dando i frutti sperati».
Semplice, no? Se dopo Wengen Fill aveva la certezza di essere iscritto alla discesa e alla combinata dell’Olimpiade, dopo la gara di ieri è diventato l’italiano su cui puntare tutto anche nel superG. «Ma la specialità che continuo a preferire è lo slalom, che purtroppo la scorsa estate ho un po’ trascurato proprio per dedicarmi di più alla velocità, ma io sono e sarò sempre un atleta polivalente, il mio idolo è Lasse Kjus e il mio sogno è di riuscire ad andare forte in tutte le discipline». Ecco, adesso sì, forse è giunto davvero il momento di dire e scrivere che anche l’Italia ha trovato il suo fenomeno polivalente, un atleta che ci ha messo un po’ a maturare, ma che infine è arrivato dove il suo talento doveva portarlo. Del resto, scorrendo il palmarès di Peter Fill, non si può fare a meno di notare che tutti i suoi migliori risultati li aveva ottenuti sulle piste più difficili della coppa del mondo, da Beaver Creek a Wengen, da Kitzbühel a Garmisch. Da vero stakanovista, Peter finora si era impegnato su ogni fronte, quest’anno ha lasciato da parte gigante e slalom per concentrarsi su superG e discesa, e i risultati si vedono.