L’Italia brucia ancora: un morto in Calabria

Dopo la tragedia del Gargano, piromani in azione sulla Sila: la vittima è un militare. Era in licenza, ha cercato di spegnere l’incendio da solo. Nella sola giornata di ieri 236 roghi. Situazione difficile anche in Campania e Lazio: in fiamme il parco biologico di Roma

Cosenza - È morto per cercare di salvare un bosco dalle fiamme. È morto in un giorno di licenza dal suo lavoro di militare: voleva dare solo il suo contributo, Eugenio Nigro, 21 anni. Non ha aspettato l’ordine di nessuno: quando ha visto le fiamme che stavano propagando dal fondo valle verso la sua proprietà a Lappano, piccolo centro sulla Sila grande, in provincia di Cosenza. Ha provato a domare quel fuoco, un tentativo di contenerlo in attesa che arrivassero i soccorsi. Non ce l’ha fatta: l’hanno trovato carbonizzato, travolto da quel rogo che sembrava non essere così pericoloso e che invece è diventato sempre più minaccioso per colpa del vento. Nigro era con il padre e due zii: avevano avvistato l’incendio già nel primo pomeriggio. Eugenio non ce l’ha fatta, gli altri sì: sono riusciti a scappare prima che le fiamme li raggiungessero. Non hanno dato notizie per molto tempo e allora s’è temuto il peggio anche per loro: dispersi per ore e poi trovati dai soccorritori dei vigili del fuoco, del corpo forestale dello Stato e delle squadre antincendio che hanno operato con un Canadair e un elicottero del servizio regionale.

Nigro, che faceva il militare a Firenze e aveva avuto una licenza di quattro giorni da trascorrere con i familiari, è un’altra vittima dei piromani che stanno dando fuoco all’Italia in questa estate. Perché anche questa volta i carabinieri non sembrano avere dubbi sulla matrice dolosa del rogo. Dopo la tragedia di Peschici di qualche giorno fa, dopo il pilota del Canadair morto nello schianto dell’aereo che stava guidando, ecco la storia di questo ragazzo. Nel giorno della sua morte, gli 007 del ministero dell’Ambiente hanno arrestato proprio in Calabria due piromani. Uno di loro, un tedesco, Klaus Lichtenberg, è stato preso in flagranza: stava appiccando un incendio in una zona di macchia mediterranea vicino Catanzaro. La morte di Nigro ripropone il tema del contrasto agli incendiari e della necessità, se non di inasprire le sanzioni, almeno di poter contare su una concreta attività di prevenzione. «Gli incendi sono ormai una vera e propria emergenza nazionale che continua a fare vittime», dice il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, esprimendo «grande dolore» per la morte di Nigro e ribadendo come sia sempre più necessaria «tolleranza zero» nei confronti di chi appicca il fuoco. «Bisogna assolutamente punire i criminali che stanno dietro a gran parte dei roghi». Parole condivise dal presidente della regione Calabria Agazio Loiero. «Eugenio Nigro è morto per un atto estremo di generosità, se non di eroismo, per arginare un incendio, uno dei tanti che sta divorando la Calabria, magari appiccato da una mano criminale», dice il governatore, chiarendo che «se saranno individuate delle responsabilità la Regione si costituirà parte civile per rendere giustizia a Eugenio». Al suo sacrificio, aggiunge Bertolaso, «diamo lo stesso valore di quello di Andrea Golfera» (il pilota del Canadair caduto in Abruzzo). Dolore a cui però si somma la «rabbia per la morte di un giovane che voleva bene all’Italia».

E solo ieri in tutto il territorio nazionale sono stati 236 i roghi segnalati. Le fiamme hanno raggiunto anche Roma, dove sono andati in fumo, per un incendio di origine dolosa, dieci ettari del parco di Monte Mario. Ancora una volta, la Campania: nel parco nazionale del Cilento sono andati in fiamme nelle ultime 48 ore 500 ettari di bosco e sul Vesuvio i roghi si sono succeduti per tutta la giornata tanto che in serata è stata chiusa la strada di accesso alla sommità del vulcano e allontanati i turisti. Problemi anche a Napoli, con un rogo che si è sviluppato a Fuorigrotta, a due passi dall’ospedale San Paolo.