L’Italia cala i primi assi: ecco Fabris e Heel

UOMINI JET L’olimpionico del pattinaggio cerca subito l’oro, il discesista è la speranza azzurra contro i favoriti Cuche e Janka

Un'Olimpiade invernale in riva al mare doveva sembrare un paradosso fin dall'inizio e non ora che tutti vanno a ripassare sui tomi di chimica come l'acqua si possa trasformare in ghiaccio e come riesca ad evaporare per ricadere sotto forma di neve. Già, perché il vero problema è questo: giù a Vancouver, nei palazzetti che custodiscono i sogni d'oro dei pattinatori, si teme un ghiaccio poco veloce, bollente, e non solo per l'avvicinarsi delle prime sfide. Lassù, fra Cypress Mountain e Whistler Creekside la neve è sì, finalmente caduta a coprire i prati, ma, a causa della pioggia che cade da due giorni e che ha causato, ieri, anche l'annullamento delle prove della libera e il rinvio della supercombinata femminile in programma domani, somiglia piuttosto a quel manto primaverile che da noi in Italia si trova da aprile in poi.
Per Vincere a Vancouver non servirà soltanto aver svolto al meglio tutti i compiti, il problema sarà adattarsi a questa neve. La metamorfosi dovrà riuscire entro oggi ai primi uomini jet chiamati a scendere nell'arena: al Richmond Oval di Vancouver Enrico Fabris (alle 21 italiane) va a caccia delle prime conferme nei 5mila metri, la gara che a Torino gli regalò il bronzo, antipasto dei due successivi ori nei 1500 e nell'inseguimento a squadre. Poco prima (alle 20.45 italiane) sarà scattata l'Italjet dei discesiti, in pista per la libera, una gara fra le meno provate della storia dello sci alpino. Non molte squadre conoscono questo pendio, dove si è gareggiato solo in superG due anni fa. E delle tre prove che per regolamento precedono una libera, solo una - condizione essenziale per lo svolgimento - è stata disputata due giorni fa con Michael Walchhofer davanti ai due padroni di casa, Robbie Dixon ed Erik Guay, che di questa pista conoscono ogni piega. Nelle prove libere, compreso il primo test, poi annullato dopo la discesa di una quarantina di atleti, si erano invece imposti i soliti noti alle posizione alte della classifica: Didier Cuche aveva fatto segnare il miglior tempo ancora davanti a Dixon e ai compagni Hoffman e Defago, due grandi interpreti della specialità.
Tutto regolare ,dunque, anche guardando gli azzurri: il migliore, sia nella prova poi cancellata, sia nell'unico test valido, è stato Werner Heel, quinto e ventesimo. Peter Fill viaggia - in media - a ridosso del ventesimo tempo. Più attardati Christof Innerhofer e Patrick Staudacher. Questo è il poker su cui punta l'Italia, «linci, curiosi ed invadenti permettendo», ciarlano gli azzurri. Scherza meno il coach Claudio Ravetto: «Con tempo buono - ma le previsioni non confortano - i nostri possono tutti fare bene, avendo ottimi materiali, diversamente, ci affidiamo ad Heel». Lui, finanziere della Val Passiria, ha già tre podi in stagione, mentre gli altri sono o ammaccati o in via di recupero. A partire da Fill, che quasi si è visto sfilare il sogno olimpico, dopo l'infortunio in Argentina la scorsa estate. «Speravo di poter provare meglio la pista, ma dopo il flop di Torino quando forse ero troppo giovane, adesso sono pronto», dice il carabiniere di Castelrotto. Come dargli torto? In questo anno olimpico vanta una prestazione da apripista sulla Stelvio di Bormio, un po' di coppa Europa per riprendere confidenza col cronometro ed un ottavo posto a Wengen, quanto basta a qualificarsi per i Giochi. Innerhofer ha già segnato in calendario per fine stagione la data dell'operazione ad una schiena che non gli concede tregua, mentre «Staudi» sgranchirà le gambe in attesa della sua gara, il superG. Al di là delle speranze azzurre, la corsa all'oro sarà insomma probabilmente una questione fra lo svizzero Cuche e il suo erede Janka, l'austriaco Walchhofer e qualche canadese a caccia di gloria in patria.
Là dove l'Italia può puntare con più sicurezza per cominciare subito i festeggiamenti e là dove il meteo non potrà essere il principale avversario è l'ovale ghiacciato che Enrico Fabris da Asiago proverà a domare: l'uomo dell'altopiano, il saggio che va veloce, è stato fra i primi azzurri ad arrivare in Canada e fra i primi ad essere controllato dall'antidoping. Ma tutti sanno che il suo segreto è la tempra da vincitore unita ad un carattere da non protagonista. A 65 km orari proverà a battere tutti, da Chad Hedrick, a Shani Davis, a Sven Kramer, quell'olandese volante suo principale avversario nella prima notte di Vancouver. «Questo ghiaccio non è rapidissimo e il pubblico porterà umidità», spiega Fabris che però non rinuncia alla sua claque di una quindicina di affezionati fra cui la fidanzata Anne. «Se pensassi di non poter ripetere Torino non sarei qui». Siamo d'accordo.