L’Italia è campione del mondo anche con le spade gonfiabili

Gli azzurri re della «chanbara», l’arte marziale che non fa male

Anche si chiamasse più nobilmente «football», «calcio», «tennis» o quant’altro, il problema rimarrebbe. Perché quando una disciplina sportiva fa di un manico con camera d’aria il proprio attrezzo, incontra inevitabilmente vistosi problemi di credibilità. Se, come aggravante, di nome fa «chanbara» (letteralmente «combattimento con la spada»), allo scetticismo s’accompagna un moto di curiosità. Se poi succede che noi, nel senso di azzurri, diventiamo campioni del mondo della suddetta disciplina, se per di più accade che in finale battiamo i francesi, allora a incredulità, scetticismo, curiosità segue una sacrosanta e soddisfattissima risata. Chapeau, cara o caro chanbara.
Chapeau perché sarebbe grave sottovalutare il godimento provocato dall’infilzare i cuginetti con spade gonfiabili e chapeau perché ha fatto breccia su migliaia di appassionati. Infatti, lo sport chanbara - dunque sostantivo maschile, risolto almeno il primo interrogativo - nasce da un’intuizione di Tetsundo Tanabe, maestro di arti schermistiche del Medioevo nipponico. Dunque, un samurai. Un samurai sorridente, però; un samurai che, stanco delle troppe menate tecnico-filosofiche legate a discipline classiche, pensò: «Perché non privilegiare l’aspetto del divertimento?». Non a caso, scene di chanbara si son viste in diversi film, fra i quali spicca Kill Bill di Tarantino.
Divertimento come leit motiv? Ovvio che gli italiani abbiano subito mostrato spiccate attitudini. E infatti, ai mondiali di chanbara di Yokohama, Giappone, i nostri hanno battuto i seriosissimi e filosofici padroni di casa, per poi sistemare a colpi di Tanto (pugnale di 40 cm, ovviamente gonfiabile), di Kodachi (spada corta di 60 cm, ovviamente gonfiabile) tutti gli avversari trovati in pedana. Quindi, hanno inflitto l’umiliazione finale ai francesini, trafitti persino con la Naginata (un’alabarda, ovviamente gonfiata).
Chapeau, dunque, e grazie a Dario Capua, David Atria, Gianluca Ruggiero, Walter Di Donato, Antonio Di Donato, Daniele Toscano, i ragazzi della squadra azzurra. Grazie perché l’Italia, nel gioco che diverte, ha fatto le cose sul serio. Chapeau perché Tanabe, il fondatore, ha insegnato che divertimento va a braccetto con libertà. Per cui: «Nella chanbara saranno benvenuti tutti gli stili e le idee che non contrastano con il regolamento e le spade gonfiabili servono per non far male e tenere i costi bassi, evitando di farli lievitare per le protezioni». Le regole? Semplici e divertenti anche queste: duelli individuali, o a squadre - anche con tutti in pedana per un gran casino marziale e liberatorio -. E punteggi assegnati in base ai colpi inferti. E per i bambini? Ma che diamine, c’è Gioco-chanbara. Il massimo per noi italiani. Prepariamoci a dominare il mondo.