L’Italia cerca il podio proibito con un poker di separati in casa

Oggi il Gigante maschile. Blardone: "Nessun azzurro a medaglia dal ’94? Io penso soltanto alle mie
occasioni mancate". Simoncelli e Moelgg i suoi primi rivali

Whistler Mountain«È da tre Olimpiadi che gli uomini dello sci azzurro non prendono una medaglia. Stavolta è doverosa e io sento la pressione». «Siamo pronti, stiamo bene, faremo bene!». Se in partenza andassero Claudio Ravetto e Matteo Guadagnini, motivati come sono, il podio del gigante non scapperebbe, sicuro. Ma la carica nello sci non basta e quindi è meglio che loro, il dt e l'allenatore, stiano a bordo pista a guardarsi Max Blardone, Davide Simoncelli, Manfred Moelgg e Alexander Ploner, sperando che la carica che sentono dentro si trasformi in esultanza. Per il gigante di oggi, quarta e penultima gara del programma maschile, l'Italia schiera un quartetto invidiabile, «peccato solo che nello sci alpino non sia prevista la staffetta a squadre, la medaglia non ci sfuggirebbe», scherza il presidente federale Gianni Morzenti. Come dargli torto? Ma la staffetta non c'è e forse è meglio così, vista la rivalità interna che regna nel gruppo.

Blardone è arrivato in Canada per conto suo, prima degli altri, che non vedeva da fine gennaio, tappa di coppa del mondo a Kranjska Gora. Alloggia al villaggio, come tutti, ma fa vita separata, come sempre. Con lui qui sono venuti mamma, sorella manager, allenatore di fiducia (Giorgio Ruschetti, che lo segue da quando era bambino) e un gruppo di tifosi che, a causa del rinvio di due giorni della gara (avrebbe dovuto essere il 21), hanno dovuto cambiare voli e alloggio sforando il budget di spesa previsto. Anche questo motiverà Max a dare tutto e anche di più, ma il problema sarà soltanto uno: che Max non esageri, non voglia strafare in questo che sarà l'ottavo tentativo, fra Olimpiadi e Mondiali, di salire su un podio importante. Pochi lo meriterebbero come lui.

«Sono sereno, pronto, ho fatto tutto quel che dovevo, soprattutto sono convinto che la scelta di allenarmi e gestirmi da solo sia stata giusta. Sono al 100%, nessuna scusa, ma siamo sciatori, la matematica nel nostro sport non esiste» dice Max, che pare davvero sereno e glissa con classe e diplomazia rispondendo alla domanda di una tv straniera che gli chiede della rivalità fra lui e Simoncelli. Che non si fa pregare invece per sottolineare l'individualità di questo sport: «Zero medaglie italiane dal 1994? Mi spiace, ma io penso alle mie di zero medaglie, ai Mondiali ho sempre sbagliato gara, al Sestriere quattro anni fa ho addirittura fatto schifo su una pista che era adattissima alle mie capacità, andando poi a vincere la gara successiva di coppa e dimostrando così che la forma era ottima... No, stavolta sbagliare non si può, mi sono fatto un po' male a un ginocchio nei giorni scorsi ma il dolore non dà abbuoni, quindi stringerò i denti e non ci penserò. Mi sono messo addosso molta pressione, ti alleni una vita per il grande appuntamento ed è giusto che sia così. Non vedo l'ora di partire col numero addosso!».
Della rivalità fra gli altri due se ne fregano altamente invece Manfred Moelgg e soprattutto Alexander Ploner, il pacioso e troppo simpatico "Ploni", per qualcuno l'outsider di lusso della gara: «È dal 2002 che sogno di rifare un'Olimpiade, tre anni fa sembrava un sogno irrealizzabile e invece...».

Vogliamo ricordare cosa successe ai Giochi di otto anni fa? «Ero giovane, allora, esordiente in coppa e ovviamente all'Olimpiade, numero 28 al via, sesto tempo dopo la prima manche. Nella ricognizione della seconda stavo studiando il passaggio su un dosso che nella prima avevo sbagliato, stavo pensando di allargare la linea ma no, l'allenatore di allora Platter riuscì a convincermi che dovevo tagliare stretto. Ok, tagliai stretto e finii nelle reti. Avevo un tempo da podio, fino a lì. Platter si scusò, ma io è da allora che aspetto di vendicarmi, avrei anche smesso se non avessi avuto questo appuntamento col destino. Quattro anni fa non c'ero, avevo le ginocchia a pezzi, ma non ho mollato ed eccomi qua. E in ricognizione stavolta ascolterò solo il mio istinto».