L’Italia che ci crede. "Ho schivato i calci in faccia del destino"

Se sono arrivato a questa veneranda età, è perché ho vinto tante battaglie. Le ho vinte e sono ancora qui, a farmi dare calci dal destino, ma ho imparato che il segreto è non abbandonarsi. Il «che sarà sarà» non fa per me. Non bisogna mai lasciarsi andare.
Io nelle crisi ci sono sempre stato, in continuazione. E questa famosa di oggi, in realtà, è una moltitudine di crisi: il mondo è come un organetto, nella sua storia attraversa momenti in cui è contratto, chiuso e altri in cui esplode e produce melodie meravigliose. Il mondo pulsa, e ormai so che quello che posso fare è rimanere ben saldo sulle mie gambacce, come su uno scoglio in mezzo alla tempesta, fermo sui miei principi. Ognuno ha i suoi. Per alcuni ci sono gli affetti, per altri gli affari (che cominciano sempre per «aff»), per quelli come me, che han vissuto tanto, c’è la malinconia dell’età. Allora me ne sto sulle mie belle posizioni, ma so che devo sempre palpitare con il mondo che mi circonda. Anche se cambiare non è semplice, la rivoluzione (quella vera, non quella dei poveracci nelle piazze) è nell’aria, ci sono momenti della storia in cui gli spiriti si trovano in sintonia, a puntare verso una soluzione. È successo tante volte, però non puoi aspettare la balia che arrivi e ti salvi: devi essere creativo. Devi darti da fare.
È un’epoca vacua, confusa, di pigrizia sorda e muta nel cuore e nel cervello, ma io sono una vecchia volpe, ne ho viste tante, nel ’29 avevo sei anni, mi ricordo che non c’era da mangiare nemmeno per me, che non c’erano i vestiti nuovi. Ma nella storia valgono i principi della fisica, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: perciò nelle sorti del mondo regna un equilibrio straordinario, da guardare con attenzione nei momenti di crisi, per confortarci.
Ora attraversiamo un brutto momento, ma conoscere il passato serve a leggere il futuro: e la storia dice che, a un certo punto, arriva uno che dice basta, arriva un bel terremoto. E il passato sono anche i classici, quelli che oggi i ragazzi non studiano più, ma senza i quali si diventa niente. Ecco, ai giovani promettenti, a coloro che desiderano la scossa, che la fiutano nell’aria, direi che senza i capisaldi della cultura, classica e moderna, l’uomo è nulla. E allora la strada anche oggi, per un ragazzo, è scoprire se stesso, condurre un discorso intimo e personale. In tutti c’è un tesoro: il segreto è cercarlo e coltivarlo con cura.