L’Italia che lavora si mette in mostra

Aspettando il 2011, anno in cui verrà solennemente celebrato il 150° anniversario dell’unità d’Italia, si arricchisce il programma di eventi «preparatori». Ultimo in ordine di tempo la mostra che si apre oggi nelle sale della Gipsoteca del Complesso del Vittoriano e che si intitola Il lavoro che cambia: mestieri tra identità e futuro. L’esposizione, curata da Franco Ferrarotti insieme con Giuseppe Talamo, vuole mettere in luce le pratiche di vita e di lavoro che nel nostro Paese - come spiegano gli organizzatori - «definiscono da secoli la quotidianità delle persone comuni sottolineando la perdurante vitalità delle antiche radici». E questo attraverso duecento opere tra oli, disegni, acqueforti, documenti, manoscritti, copie originali di statuti, fotografie, strumenti di lavoro del mondo rurale e di quello industriale. Materiale che arriva da una lunga serie di archivi e musei tra cui quello della Fiat e dal Museo nazionale delle Arti e Tradizioni dell’Eur. Tra le tante opere presenti in mostra, spicca, proprio a inizio percorso, il disegno di Leonardo da Vinci del 1489 che riproduce da un lato lo «Studio di proporzioni del volto e dell’occhio» e dall’altro alcuni «Schizzi tecnologici, congegni per la filatura delle viti e dei torni». Presenti anche acqueforti di Giambattista Piranesi, Le tessitrici di Telemaco Signorini, Il bracciante siciliano di Renato Guttuso, I minatori di Leoncillo, Periferia di Umberto Boccioni, Il vasaio di Corrado Cagli, I vangatori di Fausto Pirandello e La scuola di Pittura di Mino Maccari. E poi ancora stampati e pieghevoli del celebre disegnatore Albe Steiner, una serie di Statuti, regolamenti e stendardi delle antiche società di mutuo soccorso. Il lavoro viene poi visto anche attraverso i suoi strumenti: esposti numerosi attrezzi agricoli ma anche modellini di fresatrici e di interi complessi industriali. E poi ancora una lunga e documentata collezione fotografica che non solo fa rivivere antichi lavori e antiche figure professionali, ma restituisce intatto il sapore di un’epoca in cui di certo il lavoro era ancora fortemente sentito come un’esperienza collettiva che faceva naturalmente nascere sentimenti di solidarietà e fratellanza. Guardando le immagini che riproducono i capannoni proprio della prima Pirelli, dove da un lato gli uomini e dall’altro le donne accatastavano gomme per pneumatici, viene alla mente una celebre frase di Kafka. Lo scrittore praghese infatti non ha dubbi: «Il lavoro intellettuale strappa l’uomo alla comunità umana. Il lavoro manuale, invece, conduce l’uomo verso gli uomini». È proprio durante la fase della prima incerta industrializzazione che gli ex artigiani e braccianti scoprono il lavoro come attività collettiva e il naturale corollario di queste scoperte è appunto il proliferare delle testimonianze che da sempre accompagnano l’evoluzione del lavoro: dagli antichi statuti delle arti ai libelli propagandistici e ai fogli delle prime associazioni di lavoratori. La mostra, che rimarrà aperta fino al prossimo 14 ottobre, è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Ingresso gratuito.