L’Italia che sogniamo e chiediamo al premier

Caro direttore,
sono passati sei mesi da quando i radicali italiani hanno fatto la scelta di campo a favore del centrosinistra. E da quando noi, non condividendo per nulla quella svolta, abbiamo deciso di dare vita a una nuova formazione radicale e liberale alleata al centrodestra.
Ora che la campagna elettorale entra nel vivo, sentiamo la necessità di rivolgere un appello, in primo luogo agli elettori radicali, a sostenere un soggetto politico come il nostro che porti all'interno della Casa delle libertà i contenuti della politica liberale liberista e radicale. Marco Pannella (cui abbiamo rinnovato in queste ore un pieno appoggio per la sua battaglia contro una norma elettorale discriminatoria) ha giustificato la scelta di correre alle prossime elezioni nell'Unione prodiana con le insegne della Rosa nel Pugno con lo slogan «alternanza per l'alternativa», ritenendo cioè che l'eliminazione dalla scena politica di Silvio Berlusconi sia un passaggio essenziale per l'affermazione futura di una maggioranza liberale.
Questo assunto ci pare del tutto astratto dalla realtà della politica italiana e per questo fuorviante. Certamente l'azione riformatrice liberale del Governo Berlusconi (spesso frenato a causa della ragnatela tessuta dagli alleati) avrebbe dovuto essere più incisiva, pur tenendo nel dovuto conto le difficoltà congiunturali di questi cinque anni. Ma ci sentiamo anni luce lontani dalle critiche conformiste e, in fondo, intellettualmente disoneste, di quanti pretenderebbero di archiviare il Governo Berlusconi come un susseguirsi di leggi «ad personam» che hanno condotto il Paese allo sfascio. Su questo, ci basta rispondere che se un giornale tutt'altro che tenero con il Cavaliere come Il Sole 24 Ore titola a proposito del «contratto con gli italiani»: «Obiettivi centrati a metà», allora siamo di fronte ad una vera rivoluzione liberale nel metodo e a importanti passi avanti nel merito.
Cosa c'è di più rivoluzionario e positivo per la politica parolaia e consociativa del nostro Paese che essersi presentati agli elettori con un breve elenco di significativi obiettivi programmatici sottoponendosi cinque anni dopo allo scrutinio rigoroso di analisti ed elettori? E quale altro Governo ha mai potuto vantare, per di più in una congiuntura imprevedibilmente difficile, di aver avviato e in buona misura attuato (in realtà anche più del 50%) gli impegni assunti con gli elettori?
Di questo il centrosinistra non vuole prendere atto e preferisce lo scontro pregiudiziale sulla «opportunità» che il centrodestra continui a governare il Paese. Siamo ancora alla presunta supremazia in termini di legittimità democratica della sinistra e poco più. Nulla di nuovo, per la verità, se è vero che già Enrico Berlinguer giudicava il Governo Craxi «un pericolo per la democrazia». Ci stupisce, questo sì, che al coro partecipi oggi anche Marco Pannella. Il ruolo dei radicali nel centrosinistra, avrebbe dovuto essere quello di aprire un fronte liberista e americano nella sinistra italiana che non si è mai liberata di miti marxisti e terzomondisti. Cosa che non è stata fatta. Persino il Corriere della Sera, che pure sostiene e dà grande spazio alla scelta di Pannella a favore del centrosinistra, ha più volte segnalato, attraverso gli editoriali di Angelo Panebianco, la mancanza di visione strategica con cui si è caratterizzata la Rosa nel Pugno.
Questa ha invece centrato la propria iniziativa e la propria comunicazione sull'anticlericalismo, tema che, ideologicamente, non crea problemi a sinistra, anche se, all'atto pratico, a partire dai Pacs (noi siamo favorevoli, purché non divengano «pacs e benefit») neppure nel centrosinistra prevale in modo politicamente decisivo un orientamento liberale di rivendicazione della piena autonomia della politica dalle indicazioni della Cei. Per quanto ci riguarda riteniamo che un conto sia reagire con chiarezza e intransigenza alle pressioni clericali sul fronte legislativo, un altro professarsi anticlericali come se la Chiesa possedesse in Italia un potere «talebano». Il ruolo della Chiesa è complesso e non può essere ridotto al clericalismo: la rivendicazione di un ruolo pubblico della religione nell'agorà politica è cosa ben diversa dall'imposizione delle verità di fede nell'ordinamento civile.
Sull'economia occorrerà pure ammettere che una cosa è misurarsi con la persistenza, in ampi settori del centrodestra, di una cultura politica corporativa e statalista, fondata sulla centralità della spesa pubblica, ma tutt'altra cosa è affidare le speranze di modernizzazione economica e sociale ad uno schieramento che avversa programmaticamente le riforme di mercato, e affida alle organizzazioni sindacali un esplicito e incontestato potere di veto sulle politiche economiche. O no? Tant'è che quanto di meglio è stato fatto (Legge Biagi, pensioni, grandi opere, riforma Moratti) è esattamente ciò che buona parte del centrosinistra vuole cancellare e quello che di più si doveva fare è l'opposto di quanto possa impegnarsi a fare Romano Prodi nella cui coalizione le componenti massimaliste ed estremiste, comuniste rifondate e no, rosse o verdi che siano, hanno sempre un peso decisivo, contrariamente a quanto avviene nei partiti socialdemocratici e laburisti di tutti i Paesi occidentali.
Più in generale siamo convinti che un'eventuale vittoria di Prodi, ottenuta anche grazie alla collaborazione del «giapponese» Pannella, non sarebbe affatto l'inizio di una presunta riscossa liberale, ma la consacrazione di un'Italia immobilista, conservatrice e chiusa alla concorrenza, forte dell'appoggio di tutti i poteri protetti (in prima fila quelli bancari, editoriali, sindacali, giudiziari e via discorrendo). Non sarebbe questa l'Italia che sogniamo, né quella per cui i radicali hanno fatto tante lotte liberali. Noi abbiamo scelto chi non ha avuto dubbi su quale fosse il fronte da presidiare nella crisi irachena: quello di Blair e di Bush impegnati per la ricostruzione democratica del Paese liberato da Saddam e non certo quello dei tanti Ponzio Pilato europei eletti a modello dal centrosinistra prodiano. Abbiamo scelto chi si è impegnato, anche se con alterni risultati, sul fronte delle garanzie per gli imputati contro le prevaricazioni delle corporazioni che occupano il potere giudiziario. Del resto, perfino nella battaglia per l'amnistia alla fine Pannella si è trovato al fianco Forza Italia e Udc e contro Margherita e Ds.
Per questo, in sintesi, noi abbiamo scelto, pur consapevoli delle difficoltà che avremmo dovuto affrontare, il centrodestra e continuiamo a ritenere che i radicali tutti avrebbero potuto in questo modo investire al meglio le proprie straordinarie risorse politiche e ideali. La nostra ambizione di Riformatori, Liberali e Radicali è oggi quella di contribuire a rilanciare le idee e le politiche che vanno giustamente sotto l'insegna dello «spirito del '94», in particolare lavorando con Forza Italia per il sostegno alla leadership di Silvio Berlusconi. Questo risultato potremo ottenerlo, in primo luogo, se gli elettori radicali si mobiliteranno al nostro fianco, dandoci la forza per contribuire ad imprimere una svolta di cui il Paese ha vitale urgenza. L'altra condizione - ovviamente - è che entro la data dell'Assemblea Nazionale, prevista a Roma per il prossimo 18 e 19 febbraio, si raggiunga un accordo definitivo, politico ed elettorale, tra i Riformatori Liberali Radicali e il leader della coalizione, Silvio Berlusconi.
Marco Taradash
Peppino Calderisi
Carmelo Palma
www.riformatoriliberali.org