L’Italia che vince non si cambia

Marcello Di Dio

nostro inviato a Duisburg

La faccia è stanca, come quella di uno che non dorme da giorni. D’altronde, una finale mondiale è un’occasione che capita una volta nella vita. E Gennaro Gattuso, un calciatore che fino a pochi anni fa giocava nella polvere, la sente più di ogni altro. A rendere più pesante l’attesa, anche la possibilità di marcare Zidane. «Sono cresciuto con lui, ma Materazzi non sta mai zitto, poteva farsi gli affari suoi – scherza Ringhio, indicato proprio dall’interista come il più adatto a controllare il francese – ora ho una bella gatta da pelare. Per fermarlo, bisogna farsi il segno della croce. E se non lo fermo, tutti diranno che aveva ragione Dino Zoff e mi tireranno di nuovo in mezzo... Anche se per la verità l’ho incontrato tante volte con il Milan e non l’ho mai marcato a uomo. Mi ricordo che è accaduto solo in una partita: controllai Valeron a uomo nei venti minuti che giocai in Milan-Deportivo La Coruña di Champions League. Si parla tanto di catenaccio nel nostro calcio ma quando con Ancelotti nel Milan mi azzardo a parlare di una marcatura del genere, mi guarda male come se avessi detto una parolaccia».
Lo show del milanista è appena cominciato, arriva addirittura il paragone con un gioco napoletano. «Lo conoscete quello dei tre campanelli? Sai dov’è la pallina ma poi non c’è più. Zidane è così, se sta bene, il pallone nemmeno lo vedi. Bisogna farlo ragionare il meno possibile, è uno di quei giocatori che vale davvero il prezzo del biglietto. Ha 34 anni, ha due mani e due piedi come tutti, spero che dopo questo Mondiale che sta disputando alla grande, abbia almeno finito la benzina...».
E a chi gli chiede se si cambierebbe con l’asso francese, racconta un episodio della sua infanzia. «Io ho sempre amato altri tipi di giocatori. Tanto che mio padre, tifosissimo del Milan e di Rivera, quando vide che in camera avevo attaccato il poster di Salvatore Bagni mi disse se ero matto. Io mi gasavo quando Bagni stava con il calzettone abbassato e randellava in campo, anche se lui intrecciava quantità e qualità. Io invece sono uno scarpone, se Dio mi ha dato questo mica posso prendermela con lui».
Di benzina, Gattuso dimostra di averne ancora a sufficienza. «Ma devo rimanere tranquillo, una partita così non vale dieci finali di Champions e la tensione è altissima. E per chi la vive come me, l’attesa non è bellissima. Guardo l’orologio, mi alleno e spero che arrivi il prima possibile. La Francia? È un bel posto, ma la mia Francia è la Calabria. Nel mio paese non ci saranno gli alberghi a cinque stelle, però c’è il mare». In tribuna a Berlino ci saranno, oltre alla moglie Monica e alla figlia Gabriela, anche il padre, la madre e la sorella in arrivo da Corigliano Schiavonea. Dove sono già pronti carri allegorici, camion e mezzi pesanti foderati con il tricolore e con gigantografie e maglie di Rino. «Se ho scommesso sulla vittoria della coppa? Non fatemelo dire, sennò il commissario Rossi mi chiama subito... Però un impegno ce l’ho: se torno con il trofeo, faccio un regalo ai miei zii in Calabria. Quanti sono? Troppo lungo a dirlo, almeno una decina. Mi costerebbe il premio mondiale (250mila euro in caso di successo), ma lo farei volentieri». Uno degli zii di Gattuso, Damiano, apprezza il proposito, ma sottolinea l’importanza che i soldi vadano alla Fondazione intitolata proprio al giocatore.
Si parla di vittoria («anche se mi fa paura l’idea di andare sul palchetto a prendere la medaglia d’argento») e la mente torna subito all’82 e alla magica serata azzurra di Madrid. «Della partita non ricordo niente, mi ricordo solo un gran caos di persone a casa mia e che mio padre mi portò sulle spalle dopo la partita a sfilare sul lungomare di Schiavonea».
Ora vorrebbe che la sfilata si ripetesse al porto, ma i titoli della stampa estera rendono più difficile la vigilia. I nuovi fronti sono aperti dal sito del Die Zeit, che parla di mafia in finale, e dall’inglese Sun che lo dà al Manchester insieme a Lippi. «Non mi considero uno scorretto né un mafioso - sottolinea Ringhio – ma ora lasciamoli perdere, sono stufo di replicare ai luoghi comuni. Chissà su questa linea editoriale dove vanno a finire... Il Manchester? Possono scrivere tutto quello che vogliono, ma non spreco energie né a leggere né a pensare dove sarò il prossimo anno quando mi sto per giocare la coppa del mondo. Resto fiducioso e giocherò con il Milan se in serie A, diversamente mi siederò al tavolo con la società e spero di rimanere rossonero». Una speranza che Gattuso estende anche al ct della nazionale. «L’ho già detto e lo ripeto, spero che Lippi rimanga alla guida degli azzurri. Non perché mi è simpatico, ma perché è bravo a far rendere i giocatori al meglio». Questa nazionale in Germania ne è la dimostrazione.