«L’Italia ci aveva offerto un milione di dollari»

Il mullah ribadisce che l’interprete del giornalista non è stato ancora liberato: «Nessuna offerta per il suo rilascio»

da Kabul

Gli italiani hanno offerto un milione di dollari per liberare Daniele Mastrogiacomo, ma i talebani volevano uno scambio di prigionieri e non avrebbero accettato neppure una cifra dieci volte superiore. Parola di mullah Dadullah Akhund, il capobastone talebano nel Sud dell’Afghanistan, che ha gestito le trattative per il sequestro dell’inviato di Repubblica ed i suoi due collaboratori afghani.
Dadullah, che significa «regalo di Dio», ha concesso un’intervista via telefono satellitare a Rahimullah Yusufzai, uno dei più noti giornalisti pachistani, che collabora con la Bbc, in stretto contatto con i talebani. L’intervista è stata pubblicata ieri sul giornale pachistano The News. In passato Yusufzai ha intervistato Osama bin Laden e mullah Omar, il leader guercio dei talebani. L’intervista a Dadullah, inviata al Giornale, è stata realizzata martedì sera, quando Mastrogiacomo era in volo verso casa. Alcune frasi del capoccia talebano sono sparate propagandistiche e volutamente o meno è probabile che scambi i servizi italiani per i nostri diplomatici a Kabul, ma le rivelazioni sull’offerta di riscatto è credibile tenendo conto del vespaio che si sta sollevando sullo scambio di prigionieri. «Abbiamo respinto un’offerta dei diplomatici italiani, che negoziavano con noi, di un milione di dollari in cambio del rilascio del giornalista Daniele Mastrogiacomo», spiega Dadullah all’esperto del mondo talebano, Rahimullah Yusufzai. I servizi segreti si presentano spesso sotto la copertura diplomatica ed è logico che prima di passare a trattative politicamente più imbarazzanti, come lo scambio di prigionieri, la nostra intelligence avesse tentato di portare a casa il risultato con un bel mucchio di bigliettoni. «Ho detto all’ambasciatore italiano a Kabul, (...) che non accetterei nemmeno 10 milioni di dollari. Invece ho chiesto di liberare cinque talebani prigionieri del governo afghano», ha dichiarato Dadullah.
Ettore Sequi, ambasciatore in Afghanistan, non ha commentato, ma è difficile pensare che un rappresentante ufficiale del governo italiano si metta a discutere con Dadullah. A gestire i contatti scabrosi ci pensano gli uomini dei servizi, che in Afghanistan e Pakistan si erano mobilitati, nonostante l’intervento risolutorio di Emergency, l’organizzazione umanitaria fondata da Gino Strada. Dadullah sostiene anche di avere negoziato con i nostri diplomatici «per quattro ore via telefono satellitare». Probabilmente si riferisce all’intera durata dei contatti, con diverse telefonate in momenti diversi, sul tema del riscatto in denaro, altrimenti i satelliti americani lo avrebbero facilmente individuato.
Il talebano senza una gamba è inserito nella stretta cerchia degli «high value target» della Cia e quindi deve stare molto attento a non farsi localizzare e colpire da un missile lanciato da un aereo senza pilota. Yusufzai ha realizzato l’intervista da Peshawar, il capoluogo pachistano della North West Frontier Province. Dadullah conferma che «il presidente Musharraf (capo di stato pachistano, ndr) ha regalato mio fratello, Haji Akhtar Mohammad, alias Mansoor, arrestato a Quetta (capoluogo del Baluchistan pachistano, ndr) assieme ad altri nove talebani ad Hamid Karzai (il presidente afghano, ndr) circa dieci mesi fa». Il misterioso Mansoor Ahmad, il talebano inserito all’ultimo momento nella lista dei cinque da scambiare con Mastrogiacomo ed il suo interprete, sarebbe proprio il fratello di Dadullah, come aveva spiegato ieri il Giornale. «Adesso l’ho avuto indietro - sostiene il capo talebano riferendosi al fratello -. Inoltre abbiamo ottenuto il rilascio di due nostri ex portavoce, Ustad Mohammed Yasir e Lafitullah Hakimi, oltre a due comandanti militari, Hafiz Hamdullah e mullah Abdul Ghaffar».
Secondo Dadullah lo scambio di prigionieri è stata una «vittoria significativa». Dopo la consegna di Mastrogiacomo su una sponda del fiume Helmand, vicino alla base talebana nel distretto di Hazarjot, i fondamentalisti in armi hanno «accolto con gioia i prigionieri liberati, poi portati via in un convoglio mentre i nostri combattenti sparavano in aria i loro razzi. Ci sono state celebrazioni ovunque».
Dadullah sottolinea che il giornalista afghano Ajmal Naqshbandi, interprete di Mastrogiacomo, non è ancora libero. Invece lo stesso Mastrogiacomo aveva sostenuto che Ajmal è stato probabilmente arrestato dai servizi afghani, come l’interprete aveva previsto quando i talebani hanno tolto le catene ai due ostaggi. Secondo Dadullah, il presidente Karzai «si è interessato solo del giornalista italiano», ma il feroce comandante continuerebbe a volere, in cambio di Ajmal, l’ex portavoce talebano Mohammed Hanif, che non aveva alcuna intenzione di consegnarsi ai talebani temendo di venire fatto fuori dai suoi ex compagni che lo considerano un traditore.