L’Italia conquista la pole position

Quando leggo che qualche furbacchione mette in vendita una pizza a 8.300 euro, un panino a mille e una torta a 25mila io vorrei vedere la faccia del burino che paga il conto (e le tasse?), così tanto per farmi una risata, e poi mi arrabbio perché nei mass-media circolano più facilmente notizie come queste che serie disamine del pianeta cibo, ridotto troppo spesso, nei commenti a briglia sciolta del genere pettegolezzo gossiparo, a un mondo abitato da cuochi speculatori, evasori, prestigiatori, affaristi e puttanieri.
È una provocazione, ovvio, certo che quello che di grande fanno i cuochi italiani trova un eco meno costante e automatico anche se sono sempre più protagonisti assoluti nel panorama internazionale come sarà tra una settimana nella città basca di San Sebastian quando andrà in scena, fino a giovedì 22, la nona edizione del Mejor de la Gastronomia, il più importante e discusso congresso di alta cucina al mondo, frutto della provocatoria vocazione alla polemica e alla spettacolarizzazione delle ricette del giornalista Rafael Garcia Santos.
Lo Mejor sta alla cucina di qualità come il festival di Cannes, al cinema e la fiera di Francoforte al libro. Evento che spacca e fa discutere, che ha contribuito in maniera straordinaria al successo mediatico della nuova cucina spagnola nel mondo, subisce la concorrenza interna di altri momenti come a gennaio, dal 21 al 24, Madrid Fusion che tra i vari spazi, compresi quelli dedicati agli italiani Fulvio Pierangelini e Davide Scabin, celebrerà anche i blog del cibo e la nuova frontiera della critica, e il Forum di Girona, biennale, ogni anno dispari a marzo (e a febbraio 2008 ecco un Forum nuovo nuovo a Santiago). E ancora il festival di Omnivore a Le Havre in Francia (la terza edizione a febbraio) e Starchefs.com a New York, al bis il settembre scorso, con Identità Golose che a Milano a gennaio celebrerà la sua quarta edizione.
Ma nessuno avvicina San Sebastian per numero di appuntamenti, anche perché la struttura organizzativa di Girona, guidata da Jaume von Arend e Pep Palau, quando ancora era a Vic, nel marzo 1999 diede appuntamento a marzo 2001, regalando spazio a San Sebastian che il prossimo inverno festeggerà il decennale. Tra una settimana invece, sugli scudi la regione Piemonte presente con i suoi vini, il suo tartufo e con i cuochi Enrico Crippa, Alfredo Russo, Davide Scabin e Luisa Valazza, quest’ultima in pratica al debutto fuori dal suo guscio a Soriso (Novara) e con un ruolo in fondo marginale, un laboratorio di piatti piemontesi, tenuto conto che sul suo locale, il Sorriso, splendono tre stelle Michelin.
San Sebastian sarà anche il palcoscenico per la presentazione di quello che si annuncia come uno dei più belli e ben riusciti libri di cucina italiana, figlio della passione per la ristorazione d’avanguardia della scrittrice (e cuoca mancata) Alessandra Meldolesi e del fotografo goloso Bob Noto. Assieme, per l’editore Giunti di Firenze, hanno firmato prima Cracco, sapori in movimento e poi Grandi chef di Spagna, Paese che li ha fulminati a iniziare dalle invenzioni di Ferran Adrià. E adesso, per Cucina & Vini di Roma, 6 (sei). Sì, due volte sei, la prima in cifra e la seconda in lettere (e tra parentesi). Sottotitolo: Autoritratto della Cucina Italia d’avanguardia, un viaggio nel nuovo che strega, attraverso le idee e le ricette di Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Carlo Cracco, Enrico Crippa, Paolo Lopriore e Davide Scabin. La prefazione è di Gualtiero Marchesi, senza il quale la cucina moderna da noi avrebbe preso chissà quale direzione, un Marchesi che sarà applaudito oggi a Golosaria, all’hotel Melia a Milano, e celebrato a gennaio a Identità Golose quando Milano si confronterà con il resto del mondo e sarà massiccia la presenza di chef inglesi, smaniosi di capire cosa fermenta di nuovo in Italia, probabilmente esaurito l’interesse verso la Spagna e i suoi estremismi tecnologici.
Quanto al libro, ecco sei cuochi esprimersi su dieci temi con una preparazione per tema, nell’ordine Ironia; Nuove tecniche; Cover; Sua pastità; Contaminazioni, sincretismi, mescolanze strane; Minimalismi; Inventare un gusto nuovo; Food design, Dolce/Salato e, infine, Dediche. Un volume per pensare italiano più che per cucinare.