L’Italia è in crisi? Gli italiani un po’ meno

RomaPessimisti sì, ma con juicio, i risparmiatori alle prese con la crisi domestica e internazionale. Non manca infatti qualche sorpresa nel sondaggio che ogni anno, alla vigilia della Giornata del risparmio, l’associazione delle Casse commissiona sull’«umore finanziario» degli italiani. Infatti, mentre è diffuso il pessimismo sulla situazione economica generale del Paese, dell’Europa e del mondo, prevale invece un sentimento di moderato ottimismo rispetto alla situazione personale di ciascuno. Insomma, la «mia» economia sembra andar meglio di quella complessiva. Il 51% degli italiani dichiara di essere soddisfatto della propria situazione economica, un dato in linea con il 2007 e superiore al 49% del 2005: ad esempio, nel Nordest si arriva al 64% di soddisfatti, contro il 54% dell’anno scorso. Allo stesso tempo, molti ritengono che, negli ultimi due-tre anni, il loro tenore di vita sia peggiorato.
Certo, la percezione generale sull’andamento dell’economia è negativa, e non potrebbe essere altrimenti: i pessimisti raggiungono quota 48% contro un 34% di ottimisti. Ma è diffusa anche la consapevolezza che altri Paesi stanno peggio di noi, e che il sistema regolatorio e di vigilanza italiano è, in fondo, meno disastroso di quanto si pensasse solo un anno fa (la percentuale degli insoddisfatti è scesa al 56% dal 69% del 2007). E proprio il fatto che la crisi sia globale induce la maggioranza (il 59%) degli italiani a credere che possa essere superata con efficacia, grazie all’impegno dei governi alla ricerca di nuove regole, più virtuose, per la finanza mondiale. Cresce la fiducia nei confronti dell’euro: i soddisfatti della moneta unica passano in un anno dal 23% al 31%, anche se la grande maggioranza (il 69%) ne è tuttora insoddisfatta. Governi e banche sono i principali responsabili della crisi, dice il sondaggio; potranno redimersi con comportamenti più coerenti e virtuosi.
La soluzione non sarà comunque raggiunta in tempi brevi: il campione ritiene in grande maggioranza (54%) che ci attendono almeno tre anni di vacche magre, mentre soltanto il 13% pensa che l’uscita dalla crisi possa avvenire nel giro di un anno. Ma come venir fuori dalla crisi? L’idea prevalente è che, per rilanciare lo sviluppo del nostro Paese, sia necessario puntare con determinazione verso la ricerca scientifica e la formazione; inoltre sono necessarie leggi chiare e un sistema giuridico più efficace; la classe politica dovrebbe possedere una più vasta visione strategica, gli imprenditori dovrebbero dimostrarsi più coraggiosi e capaci, il sistema bancario dovrebbe raggiungere una maggiore efficienza. Per il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, uno dei nodi principali da sciogliere è il rafforzamento della capacità produttiva del Paese.
Ma torniamo al presente, ai tempi di crisi. Dove si indirizza il risparmio degli italiani? Bot e mattone, mattone e Bot. La casa rimane nel cuore degli italiani l’investimento più solido per definizione. Nel contesto attuale rimane molto elevata la propensione al risparmio e la preferenza per la liquidità. L’11% del campione dichiara di avere in portafoglio dei Buoni del Tesoro, contro l’8% di un anno fa. L’investimento in immobili resta il preferito da un solidissimo 56% degli intervistati. Ma rimane anche un 7% di «irriducibili», ancora disposto a mettere i soldi in investimenti ad altissimo rischio.