L’Italia è in declino? Sì, ma ai tempi della sinistra...

La sinistra sbandiera a gran voce e in qualsiasi occasione dell’attuale situazione miserevole degli italiani e dello sfascio generale sia interno che internazionale. Evidentemente sono persuasi di convincere l’opinione pubblica e di trascinare nella loro convinzione molti indecisi. Non credo, però, che gli italiani abbiano dimenticato il periodo della loro maggioranza, e come i loro raffazzonati governi, Prodi, Dalema 1, Dalema 2 e Amato negli ultimi mesi della legislatura, avevano lasciato l’Italia. Ricordiamo a tutti, con forza, i livelli di tassazione e le una tantum di Visco e Prodi, rammentiamo i livelli di disoccupazione, soprattutto giovanile, doppi di adesso, i volumi commerciali con l’estero di quegli anni in cui erano solo i papaveri della sinistra che si permettevano di andare all’estero.
Nemmeno i più sfegatati sostenitori della sinistra possono aver dimenticato l’assenza di investimenti pubblici e la mancanza di grandi opere e anche l’arretratezza burocratica e strutturale del Paese intero, della scuola e dell’amministrazione pubblica, in particolare.
Mi sembra impossibile che gli elettori che saranno chiamati alle urne il prossimo anno possano far primeggiare la sinistra facendosi convincere della situazione miserevole in cui veniamo dipinti senza rendersi conto dell’effettiva qualità della vita attuale. Certamente difficile, non possiamo pretendere un “bengodi”, ma non possiamo non vedere che i giovani lavorano, che l’ammodernamento è in atto, che i grandi lavori delle opere pubbliche procedono, che le tasse calano, che strade e autostrade sono strapiene in ogni giorno della settimana, che i negozi sono frequentatissimi come anche ristoranti e sagre varie, che la scuola sta migliorando moltissimo fino ad assumere decine di migliaia di nuovi giovani professori (preparati professionalmente e non ideologici clientelari amici di partito).