L’Italia degli sprechi

da Milano
Se Alvaro Vitali avesse interpretato Pierino al giorno d’oggi, non avrebbe dovuto palpeggiare le maestre per divertirsi a scuola. Stando all’elenco delle consulenze esterne degli istituti, infatti, sono molte le attività curiose e costose che rientrano nel conto di 64 milioni di euro. Con buona pace delle povere maestre che si vedono negare i pennarelli per mancanza di fondi.
Si comincia con i laboratori. A Somma Vesuviana va forte il découpage (3mila euro), mentre la ceramica è diventata materia fondamentale (2.380 euro a Paisiello Scura). A Torre del Greco si pagano 682 euro per lavorare la cartapesta, mentre per la decorazione dei tessuti a Napoli se ne spendono 5.600. Roba da arazzi.
Che poi questi bimbi bisogna salvarli dal mondo cattivo e industriale. Ecco dunque che proliferano i progetti bio-compatibili: 36mila euro per il «Quaderno di campagna» a San Michele all’Adige, mille per «Pasta mais» in provincia di Salerno, 2.273 per le «erbe aromatiche» in Abruzzo. Molto zen. Certo, non come la «biodanza», specialità delle scuole romagnole, o lo yoga, che a Modena costa 1.200 euro. Quasi meglio il Wushu Kung-fu di Casavatore, prezzo 600 euro.
Certo, la sfera psicologica degli alunni è essenziale. E dunque a Sassuolo si educa all’affettività per 1.550 euro, a Benevento si fa «ginnastica dolce» per 840 e in Toscana se ne spendono 2.160 per imparare l’autostima. Sarà per combattere il «progetto Ansia» di Forlì...
Le radici, poi, sono da salvaguardare ad ogni costo. Spendendo 3.600 euro per «Oje core e chistu core», corso di canti natalizi napoletani. E ancora «Pitura par furlan», corso di disegno che a S. Daniele Friuli costa 800 euro; «costruzione di oggetti romagnoli» (220 euro), «l’Iliade tradotta in veneziano» (100 euro) e il ballo sardo per l’accoglienza degli ospiti (600 euro a Orgosolo). Per finire con i 10.400 euro per la cultura arbereshe (la minoranza albanese di Calabria).
Vanno forte anche ballo e canto. Senza gorgheggi e solfeggi, economici ma démodé. Oggi si punta sulla breakdance per scuole medie (831 euro, pregasi portare pantaloni larghi da rapper da casa), in Basilicata si sceglie la musica elettronica (568 euro), mentre a Finale Emilia si azzarda con la «ginnastica funky» a 670 euro. Senza parlare del liceo artistico Cassinari di Piacenza, dove si vola tra i corsi di danza hip-hop, le conferenze su John Cage e «musica e Shoah». Già, perché la cultura ebraica ha gran parte nelle scuole italiane, dal corso sulla Qabbala (824 euro, Modena) ai canti ebraici (525 euro, Mugnano del Cardinale).
Addio poi alle palle mediche e al calcio in cortile. È tempo di frisbee (297 euro, Toscana), canoa, vela, sci, scherma, pallamano e perfino scacchi e tiro con l’arco (785 e 1.309 euro, Sardegna). E ancora 22 euro per far parte della commissione degustazione vini ad Avellino e 150 per sbobinare materiale audio a Salerno, dove 1.363 euro se ne vanno per il progetto «Turismo sui generis». In Friuli con 688 sacchi si impara la scrittura egizia, a Trieste per 460 si «costruisce la pace». Costa meno «costruire la Mucca Felice» (202 euro a Montereale Valcellina). E poi «cesteria» a 308 euro, «progettazione di accessori fashion» (2.100 euro a Chieti), criminologia; 3.100 euro per l’esperto orafo a Riace, 2.304 per il filatelico a Rende, solo cento per il numismatico a Bologna (lui già ha le monete, le banconote non gli servono). Il maestro di graffiti è in sconto a soli 156 euro, quello di «frutti antichi» è in saldo per 114 perché non si capisce cosa sia.
Insomma, tra «Streghe che fanno ridere» a 600 euro, «Storia pio pio» a 1.870 e la «Mucca Mafalda» a 200, non c’è scampo. Gli unici a esultare sono i consulenti esterni. Per loro si consiglia il progetto «Cado bene» di Forlì. Sono 525 euro, pagate subito?