L’Italia dei guai torna in Europa Ma ricomincia a porte chiuse

Alessandro Ursic

Hai voglia poi a non fare confronti con il calcio inglese... Prima partita ufficiale dell’anno a Liverpool quattro giorni fa, contro una squadretta gallese. Spettatori: 44mila. Stessa situazione oggi per la Lazio in Intertoto contro il Tampere, match che apre la stagione delle squadre italiane. Ma qui di tifosi sugli spalti non ci sarà nemmeno l’ombra. L’Olimpico sarà a porte chiuse: la società biancoceleste deve ancora scontare la pena inflittale dall’Uefa per gli «atteggiamenti razzisti e atti teppistici» dei suoi tifosi durante la partita contro il Partizan Belgrado del novembre scorso. E così sarà per l’Inter ad agosto, quando si giocherà l’accesso alla Champions League nella prima partita dopo il lancio di fumogeni che portò alla sospensione dell’Euroderby del 12 aprile.
Eccola qui, l’altra faccia della crisi del calcio nostrano. Mentre in patria va in scena l’ennesima telenovela estiva fatta di esclusioni per buchi in bilancio, debiti con il Fisco e stipendi non pagati, in Europa le squadre italiane si trovano a iniziare la stagione come lo studente messo all’angolo per punizione. Senza nessuno che le guardi. Due partite che potrebbero subito indirizzare l’annata - soprattutto quella dell’Inter - saranno visibili esclusivamente in tv. Ridotte al triste spettacolo di calci che rimbombano nel vuoto e urla dell’allenatore che si sentono nitidamente, come una qualunque amichevole estiva.
Se almeno per la Lazio si tratta di un solo turno da disputare a porte chiuse, i tifosi dell’Inter sanno già che per rivedere la propria squadra ospitare club stranieri dovranno aspettare fino al prossimo anno. Finita l’epoca della partita in campo neutro, i nerazzurri dovranno giocare davanti a spalti vuoti le prossime quattro partite europee in casa. Ciò significa il turno preliminare di Champions in agosto e, in caso di passaggio del turno, tutte le gare casalinghe del primo gruppo di qualificazione. San Siro tornerebbe ad ospitare l’Inter solo negli eventuali ottavi di finale, a fine febbraio 2006. E i tifosi nerazzurri, recidivi perché già protagonisti del lancio di seggiolini nel match contro l’Alaves del febbraio 2001, avranno anche l’onta di essere osservati speciali: in caso di altri problemi dagli spalti nelle due partite successive, per l’Inter scatterebbe automaticamente la pena di altre due giornate senza spettatori.
L’Olimpico vuoto non è una novità. L’anno scorso fu la Roma a iniziare nel peggior modo possibile la Champions, con un lancio di oggetti dalla tribuna Monte Mario e una moneta che colpì in testa l’arbitro svedese Frisk (lo stesso della rissa con il Galatasaray nel marzo 2002) alla fine del primo tempo: partita persa a tavolino e due giornate a porte chiuse, già scontate nei rimanenti match del gruppo di qualificazione. La Roma potrà così giocare in coppa Uefa a settembre davanti ai suoi tifosi. Stavolta almeno non ci sarà Frisk, ritiratosi in aprile dopo le minacce ricevute dai tifosi del Chelsea. Beh, neanche gli inglesi sono poi così perfetti.