L’Italia dei lettori guarda un nuovo «Panorama»

«Abbiamo cominciato con qualche ritocco, Poi ci siamo fatti prendere la mano»

Spalancando le finestre al suo risveglio, venerdì l'Italia si affaccerà su un Panorama tutto nuovo. Nuova luce, nuovi colori, nuovi orizzonti. Alla bella età di 44 anni, la primadonna dei grandi settimanali esce da un drastico intervento di chirurgia estetica. Ma non solo. Cambiano in modo sostanziale anche il profilo e la corporatura. Nemmeno la Parietti è mai arrivata a tanto. Spiega il capo dell'équipe che ha rimodellato il paziente, il direttore Pietro Calabrese: «Abbiamo cominciato pensando a qualche ritocco. Poi ci siamo fatti prendere la mano...».
Eccolo qui, il risultato dello spietato bisturi. Tutto diverso, da capo a piedi. Si comincia dalla testata, che ripropone un Panorama lungo e disteso, con la grande «P» dei tempi d'oro, come a ribadire orgogliosamente le glorie e l'imponenza di un marchio da primato. E si finisce con l'ultima pagina, riservata al «Futuro», dove il giornale saluta il lettore proiettandolo su quello che l'aspetta nel prossimo domani.
In mezzo, oltre ad una grafica nuova, che il direttore si augura «più moderna e più gradevole», la rivoluzione. Ci si addentra in tre grandi sezioni. La prima, definita «Il nostro tempo», è una selezione guidata nel caos dell'opulenta informazione d'oggi. «Ci siamo presi la briga - spiega Calabrese - di aiutare il lettore a orizzontarsi nel bombardamento quotidiano di tv, giornali, radio, Internet, blog e quant'altro. È come se gli dicessimo: guarda, abbiamo esaminato tutto noi per te, ecco qui le notizie fondamentali per capire che aria tira».
Superata questa prima fase, gli approfondimenti. Cinque o sei temi importanti, siano d'esteri o di medicina, di politica o di economia, che catturano l'attenzione generale. «È la parte riservata a chi ancora coltivi il piacere della lettura e del ragionamento. Tra l'altro, in quindici righe, gli spiegheremo anche “Perché” abbiamo scelto di sottoporgli quel particolare argomento. Nel primo numero, ad esempio, questa nuova mania di dare psicofarmaci ai ragazzini. Visti il titolo e il “Perché”, il lettore è subito in grado di decidere se fermarsi o proseguire...».
Qualunque sia la scelta, prima o poi arriverà alla terza sezione. Si chiama «Il piacere di vivere», e francamente non richiede molte spiegazioni. È la più simile a quella tradizionale dell'ultima parte dei magazine, con un forte richiamo all'evasione e all'estetica, vagando edonisticamente tra arti, mode e tendenze. A completare il menù, gli spazi riservati ai grandi temi emergenti, come la religione («Dio e dintorni»), i «Generi» (gay, transessuali e tutto quanto il resto), nonché due pagine subito, all'inizio, aperte sui blog di tutto il mondo. Quanto alla campagna acquisti, due gli arrivi: Antonio Polito e Barbara Palombelli.
Tracciato l'identikit della nuova creatura, qualcosa va spiegato sul perché un mito del costume italiano, che da 25 anni domina le classifiche di vendita (Calabrese: «Noi più di 500mila copie, L'Espresso 390mila»), ma che soprattutto entra stabilmente negli arredi di tanti salotti, di tante sale d'aspetto, di tante stazioni, di tanti aeroporti, di tanti mezzi di trasporto pubblici e privati, di tante spiagge e di tante baite del nostro Paese, ecco, qualcosa va detto sul perché ad un certo punto questo mito decida di finire sotto i ferri. Via, Panorama non ha le ossessioni delle Parietti, che se a 44 anni non corrono dal chirurgo plastico sono fuori dal mercato e calano la saracinesca.
«I settimanali - chiarisce Calabrese - fortunatamente vivono meno il problema della crisi di lettori. Per loro natura, hanno un pubblico che ama fermarsi, riflettere, approfondire. Però il tempo passa, e anche noi non possiamo stare fermi. Per un anziano che purtroppo ci lascia, la speranza è di trovare un giovane che arriva. Questo il senso dell'operazione: adeguarci al gusto e agli interessi del nostro tempo...».
Gli dico: direttore, magari sono tutti sforzi inutili, gli americani hanno già annunciato che fra cinque anni loro chiuderanno i giornali cartacei e pubblicheranno solo via computer. Flemma inglese, Calabrese risponde senza giri di parole: «Dagli Usa ho sempre sentito arrivare un sacco di bischerate. E il petrolio che si esauriva nel giro di vent'anni, e l'acqua in quindici, eccetera, eccetera. Sui giornali penso questo: forse, un giorno, davvero lasceranno il posto a Internet. Ma vedo questo momento ancora lontanissimo. La carta stampata sopravvive da cinquecento anni. Il rapporto affettivo tra uomo e lettura cartacea ha radici troppo salde. Certo, ha comunque ragione Murdoch: o i giornali cambiano, o muoiono. Siccome non ha alcuna intenzione di spirare, Panorama è cambiato. Tutto questo grazie alla grande passione messa nell'operazione dall'editore, la Mondadori. Non ho scuse: se l'operazione va male, la colpa è solo mia».
Prima di chiudere, aspettando il giudizio della spettabile clientela, c'è anche un mezzo annuncio: «Questa è l'ultima operazione del direttore Calabrese. La seguirò passo passo, il tempo che servirà. Ma non sono un direttore a vita. Sono qui da due anni e mezzo, guido giornali da dodici. In futuro, però, voglio riprendere a fare quello che facevo prima: l'inviato o il corrispondente dall'estero». E Panorama? «Continuerà la sua leggenda da numero uno. I direttori passano, i giornali restano».