L’Italia dei malori

Spettabile senatore Gustavo Selva, Ella poteva presentarsi al cospetto di Palazzo Madama, ieri, e dire questo: «Colleghi, ho fatto una spettacolare sciocchezza e ne chiedo venia; ho finto un malore, infatti, per farmi celermente accompagnare in ambulanza sino allo studio televisivo dove mi aspettavano, e dove peraltro mi sono vantato in diretta del mio stratagemma. Per questa mia leggerezza, della quale torno a scusarmi, l’11 giugno scorso ho posto le mie dimissioni nella disponibilità della Presidenza, affinché le mie colpe non ricadessero sul Senato tutto. Mi rimetto perciò alla comprensione dell’Assemblea affinché il mio torto non si traduca, forse esageratamente, nell'impedimento definitivo a rappresentare l’istituzione democratica per la quale tanti elettori mi hanno votato». Fine. Poteva dire questo, Senatore Selva. Invece, ieri, ha pensato evidentemente che la buriana fosse passata e ha ritirato le dimissioni con la scusa più banale e indimostrabile: «I cittadini mi chiedono di restare». Forse, Senatore Selva, sarebbe stato meglio se avesse avuto il coraggio delle sue decisioni senza tirare in ballo nessun altro. «Assumo su di me la responsabilità di ritirare le dimissioni», ha pure detto. È proprio così. Se la assume.