L’Italia dei «no» scende in campo sullo Stretto

Protestano in 10mila contro il Ponte ma Quilici non ci sta: «È solo oscurantismo»

da Milano

In diecimila contro il Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo i dati della questura, sono tanti i manifestanti che ieri hanno sfilato per le vie cittadine per un loro «no» all’opera che giudicano «inutile e dannosa». Sarebbero invece addirittura 15mila a sfilare secondo i dati forniti dagli organizzatori della manifestazione «No ponte, no Tav», alla quale ha partecipato anche una nutrita rappresentanza della Val di Susa.
A margine del corteo-scampagnata della domenica, tuttavia, c’è chi prende le distanze dai manifestanti e, soprattutto dagli organizzatori: «Credo nell’idea di ponte: è un principio di civiltà, cultura, progresso. La lotta contro il ponte, invece, è oscurantista: nel Medioevo i più fanatici sostenevano che costruire un ponte fosse una bestemmia, perché si univa quello che Dio aveva diviso». Il commento è di Folco Quilici che aggiunge: «Non possiamo fare dell’impatto ambientale un tabù perché fa parte della storia dell’evoluzione. Ed è positivo quando preventivamente studiato e calcolato e se l’operazione è ripagata da ciò che di utile porta con sé. Venezia è stata realizzata provocando uno spaventoso impatto ecologico: è stata trasformata una laguna, sono state distrutte immense foreste dei Balcani. Ora ci chiediamo: meglio Venezia o le foreste? Venezia ha dato civiltà e cultura per mille anni». Secondo Quilici «il ponte completa l’Unità d’Italia. Anzi - sottolinea - direi che collega l’Europa all’Africa. Non dico che sia più importante di Venezia. Non si può immaginare - conclude Quilici - il mondo che progredisce senza impatti di questo tipo: Roma era un villaggio di briganti, prima che sotto il Campidoglio fosse realizzato il ponte sul Tevere».
La manifestazione contro il Ponte sì è conclusa davanti al Municipio di Messina. Per il sindaco Genovese «il ponte non è assolutamente una priorità. Ci confronteremo con il governo nazionale e regionale sullo sviluppo del territorio per evitare che si possano prendere decisioni slegate dalle aspettative dei cittadini». Dello stesso parere il sindaco di Villa San Giovanni che ha dichiarato: «Da oggi si è costituito un ponte virtuale tra il Sud e la Val di Susa contro la realizzazione di opere che sono lontane dalle vere esigenze del territorio».