L’ITALIA DEI PEGGIORI

Siccome in Italia ci si dimentica tutto in fretta e oggi sono in tanti, anche nel centrodestra, a dire peccato che in parlamento la sinistra radicale non c’è più; siccome sono in tanti a dire che senza i comunisti il dibattito si impoverisce (fa tanto fico dirlo, e soprattutto non costa nulla); siccome è già sbiadito il ricordo dei No Tav e dei No Vat, dei No Nuke e dei No Dal Molin; siccome tutto questo, insomma, vivamente consigliamo la lettura dei due «giornali comunisti» di ieri, il Manifesto e Liberazione.
Il primo, all’interno del tradizionale fotone di prima pagina, che ieri raffigurava gli scontri di Chiaiano, ha piazzato il suggestivo titolo «La discarica delle libertà». Il direttore Gabriele Polo ci ha spiegato perché a finire appunto in una discarica sarà presto la libertà di tutti gli italiani, non solo di quei poveri manifestanti napoletani. L’intervento della polizia, ha scritto Polo, è stato «una dimostrazione di forza: concreta, per intimidire quella popolazione; simbolica, per dire all’Italia intera quale sarà la sorte di chi osa protestare».
Liberazione ha fatto di più e, per quanto fosse difficile riuscirvi, di peggio. Ha toccato le corde del sentimento - i figli so’ piezz’e core - e ha aperto la prima pagina con il titolo «Napoli polizia scatenata. Picchiati anche i bambini». Sotto c’era una foto che mostrava, infatti, un bambino a terra, e lì accanto i poliziotti con i manganelli. L’editoriale («Il braccio maschio dello Stato») ci ha fatto sapere che nella nuova Italia «il sangue dei bambini (...) può, anzi deve irrigare l’immagine plastica dello Stato». La cronaca da Chiaiano ci aveva poi avvertiti: sui giornali borghesi «si leggerà che i manifestanti sono entrati in contatto con la polizia», invece «la storia è un’altra», la verità è che i poliziotti «hanno caricato la gente inerme».
Messi sul chi va là, noi che leggiamo i giornali borghesi ieri abbiamo deciso di aprirne uno che sicuramente non è fatto da berluscones, uno che è almeno un po’ di sinistra, insomma abbiamo preso Repubblica, e abbiamo visto che i conti con Liberazione non tornano. La cronaca cominciava così: «Molotov, feriti, bombe carta e bastoni contro la polizia che ha risposto caricando». Altro che «gente inerme». Sempre su Repubblica, abbiamo letto che tra le povere vittime della protesta di Chiaiano c’è chi abita in villette abusive; e che quelli che oggi protestano, fino a ieri se ne sono ben guardati dall’andare in piazza contro le discariche aperte dalla camorra: «Non siamo noi che dobbiamo combattere la camorra ma lo Stato», hanno risposto all’inviato Attilio Bolzoni. E perbacco, c’è sempre qualcun altro che deve risolvere i problemi. È lo Stato che deve combattere la camorra. Lo Stato che deve trovarci il posto di lavoro. Lo Stato che deve toglierci la monnezza non solo da sotto casa, ma anche da lì appresso.
Stiamo attenti a chi vorrebbe infinocchiarci con i bambini feriti. Intanto perché i veri responsabili di quel sangue sono proprio loro: loro che usano i bambini come scudi umani. E poi perché l’Italia che va in piazza a Chiaiano incarna la parte più meschina del Paese. È l’Italia che i delinquenti devono andare in galera ma guai se si costruisce un carcere dalle nostre parti. L’Italia che ci vorrebbero dei treni più veloci ma non sognatevi di costruire una ferrovia a un chilometro dal mio giardino. L’Italia che protesta perché non ci sono le discariche e poi ri-protesta perché le fanno, le discariche. L’Italia del che se la prendessero i tedeschi, la nostra spazzatura. L’Italia che non si fa mai carico di nulla. L’Italia del cominciamo a intimidire e ricattare, qualcosa porteremo a casa.
L’Italia peggiore, insomma. L’Italia che almeno in questo caso, per fortuna, sono rimasti solo i poveri orfanelli di Rifondazione e dintorni, a difendere.
Michele Brambilla