L’Italia delle sorprese spaventa i maestri Usa

Ai mondiali di basket azzurri battuti in volata dopo essere stati avanti di 12 punti. Belinelli protagonista

Flash Wade si butta dalla torre più alta, dopo aver visto i fantasmi olimpici e scaccia gli italiani nomadi dal suo pascolo, quello degli Stati Uniti favoriti per il mondiale del riscatto. Carmelo Anthony il magnifico ha bisogno di tutta la sua arte per chiudere la partita e la fortezza, ma alla fine hanno dovuto stringere la mano all’Italia battuta e non domata, sconfitta, ma soltanto nell’ultimo assalto, perché a 8’35” dal gong eravamo ancora 70-73, dopo un 6-0 che li ha spaventati sul serio.
Carlo Recalcati e la preghiera esaudita lasciata, dopo Ferragosto, nel sacro tempio di Kyoto: fai vivere a questa Italia del basket, ragazzi in gamba se protetti dal cicaleccio di chi li vorrebbe più ricchi e più fessi, una giornata speciale, da non dimenticare, pazienza se poi si perde, il mondiale continuerà e questa mattina contro Portorico sapremo se saremo i secondi meritatamente nel girone di Sapporo, dopo aver fatto venire il verme solitario agli Stati Uniti.
I nostri cavalli balzani, incroci non proprio purosangue a parte qualcuno, hanno galoppato sulla terra dei padroni di questo gioco, li hanno incatenati per tutto il secondo quarto, limitando il loro attacco da miliardari scocciati a soli 11 punti. Capolavoro usando il cervello, senza anarchia, la golosità che stava mandando in corto circuito il grande Krzzyzewski, papa re di Duke e del basket universitario che un tempo ci pressava spietato quando andavamo ad imparare nella sua tana protetta da arbitri peggiori anche di quelli di questo mondiale, occhietti stretti, da pitbull, costringendo il suo assistente Mike D’Antoni, che in Italia ha vissuto 22 anni, a tirare fuori il portolano per trovare una via d’uscita, anche se poi sarebbe stata la natura stessa del gioco, il differente calibro muscolare e tecnico a decidere tutto. Diciamo Wade campione Nba con Miami e Carmelo Anthony che ci è sempre piaciuto più di Lebron James, umile abbastanza, però, da capire quando era venuto il momento per lasciare recitare gli altri due cocapitani, limitandosi a dire la cena è servita.
Recalcati - il ragazzo di via Giusti, quartiere cinese di Milano, uno che ha assaggiato tutto nella vita, uno che a tavola, però, sceglie soltanto cose senza sapori forti - aveva scoperto su un tavolo di Sapporo la famosa wasabi, salsa verde al rafano che se la inghiotti troppo velocemente ti toglie ogni sensibilità gustativa. Ne aveva fatto un pacchettino e l’ha servita tiepida sul tavolo del mondiale agli americani che di solito si buttano su tutto con una certa avidità, frettolosi di chiudere la pratica, di mandare a letto quegli italiani che avevano il coraggio di guardarli con una certa sfrontatezza e che avevano scoperto come troppi talentoni insieme tendono a far diventare un gioco di squadra la fiera delle vanità. Un passaggio e via alla ricerca della gloria. L’Italia era più paziente, sapeva di non poter alzare il ritmo, ma conosceva anche la pigrizia del miliardario che su un blocco solido preferisce girare un po’ al largo. Avanti con Mordente, nomen homen, dentro il cuore dell’area con Michelori o Rocca, alla ricerca del principe dei falchi nei posti giusti della terra di confine e Belinelli non si è fatto pregare lasciando il suo marchio sulla storia di una partita perduta di soli 9 punti, senza concedere il solito centoni ai califfi: il piccolo Di Bella diventava be-beep per la difesa senza aiuti, Mancinelli sentiva di aver ritrovato la terra per camminare tra le nuvole, 6 su 6 al tiro, ahi che felicità, poi Soragna a cui ne hanno dette tante, ma senza mai fargli fare un passo indietro.
Ci abbiamo provato senza pensare ad altro, come a Sydney, come nei giorni in cui eravamo anche più forti e Andrea Meneghin chiudeva in pratica la sua bellissima storia di basket, finita purtroppo due giorni fa per problemi fisici. Bravi abbastanza per non fare mai la zona che sarebbe stata una trappola, ma forse anche il miele per chi se lo aspettava, abili per mascherare quintetti senza centri veri e anche per fingere che Marconato sarebbe stato il cavallo per l’ultimo assalto. Niente da fare, ma è rimasto il gusto di una cosa ben fatta, nella speranza che non diventi oppio perché oggi ci saranno i portoricani che potrebbero anche raggiungerci, chiedendoci gli interessi di Atene, come la Slovenia. Teniamoci il secondo posto e poi una fra Lituania, Brasile o Australia si può anche battere per arrivare fra le prime otto, quello sì sarebbe un bel giardino.