«L’Italia deve credere nel suo grande cinema»

Il direttore artistico di Cannes: Luchetti, l’Argento e Olmi han riempito la Croisette

da Cannes

Thierry Frémaux è il direttore artistico del Festival di Cannes. Poiché i film proposti quest'anno erano milleseicento, Frémaux ha potuto dire un sì ogni dieci no. Nessun film italiano è stato in concorso e in Italia qualcuno ha sofferto. Poi - come sempre, come ovunque - i premi del Festival non hanno messo d'accordo tutti...
Signor Frémaux, c'è un feto abortito in 4 mesi, 2 settimane & 2 giorni di Mungiu, palma d'oro. Il giurato Marco Bellocchio l'ha contestato...
«Non giudico mai i pareri dei giurati. Meno ancora l'attribuzione dei premi, per definizione frutto della scelta soggettiva di persone libere nelle opinioni».
Dopo film politici, come Fahrenheit 9/11, palma d'oro a un film sociale. Cannes non è più anti-Bush?
«Fahrenheit 9/11 ha avuto la palma d'oro, ma ciò non significa che Cannes vada identificata sistematicamente con l'anti-Bush! Cannes va dove va il cinema. E lo riflette, se è politico».
E quest'anno lo era meno?
«No. Chi può credere che i romeni non abbiano nulla da raccontare sulla loro storia? È doloroso ma lo fanno. Gli artisti non vivono fuori dal mondo».
Ma i film politici in concorso erano meno del solito.
«Dipende da come li si guarda. Nella selezione c'erano puri oggetti estetici, come i film di Reygadas, Kawase, Honoré, Kusturica e Lee Chang Dong...».
... Due dei quali premiati!
«E c'erano i film americani (Van Sant, Tarantino, Gray, Fincher), coi quali volevo provare che il cinema di qualità, ma d'intrattenimento popolare, esiste sempre».
Fra loro solo Van Sant è premiato.
«Se ne fossero stati premiati di più, non mi parlerebbe di politica o di sociale. La stampa internazionale voleva la palma d'oro per i Coen; anche per la giuria poteva essere così».
Bellocchio dice che la giuria ha ostracizzato il magnifico Alexandra de Sokurov. Un'ombra di politicamente corretto?
«Non credo. In tempi da primato, i giurati prendono decisioni di grande rilievo. Devono esser prudenti e lo sono stati. Sono liberi di scegliere e solo il loro dibattito li influenza».
E Alexandra?
«Alexandra non è separabile dal suo contenuto: è normale che la giuria si sia interrogata. Anzi, ciò va a suo onore».
Nessun ostracismo, allora?
«Come l'insieme delle opere in concorso, Alexandra aveva sostenitori e detrattori, che hanno deciso come era loro diritto. Non vedo il problema».
Quando Cannes premiò L'avventura di Antonioni, il film fu fischiato; quando Cannes ha accolto L'amico di famiglia di Sorrentino, la stampa francese l'ha stroncato. Fra i registi italiani, oltre a Moretti, vuole solo Sorrentino?
«Non solo lui. Va chiusa la polemica nata in Italia: Cannes ama il cinema italiano! L'abbiamo dimostrato in passato, l'abbiamo dimostrato l'anno scorso, lo dimostreremo l'anno prossimo!».
Nel 2000 nessun film italiano in concorso; nel 2001 palma d'oro alla Stanza del figlio...
«E, quest'anno, presenza di Olmi, Luchetti, Bellocchio come giurato del concorso (è stato eccellente!) e della magnifica Jasmine Trinca come giurata del “Certain Regard”. Anche Dario Argento è venuto; sua figlia Asia è stata una delle vedette. E in un certo senso il film di Abel Ferrara era italiano».
È però il concorso che gli italiani vogliono.
«Ma perché trarre conclusioni definitive per l'assenza dell'Italia? Occorre credere nel suo cinema, nei suoi autori e nella formidabile generazione d'attori e attrici che s'impongono ora».
Tarantino dice che il cinema italiano d'oggi non vale quello di ieri. E Bellocchio l'insulta. Manca solo di proclamare il lutto nazional-cinematografico!
«L'ultima palma d'oro francese è di vent'anni fa: Sotto il sole di Satana di Pialat. Nel 1966, Un uomo e una donna di Lelouch la ebbe ex-aequo proprio con Signore e signori di Germi! Nemmeno la Francia spicca fra i recenti vincitori di Cannes. Ma non vuol dire nulla, né per il cinema francese, né per quello italiano».
Basterà a convincere chi in Italia non esporta i suoi film senza Cannes?
«L'Italia è un Paese di passioni: per il cinema e per Cannes. Accetto questa passione! Penso già al prossimo Festival!».
Che lei non presenterà a Berlino, durante quest'ultimo Festival. Marco Müller invece presenta ogni prossima Mostra a Cannes, durante il Festival. Ospitale la Croisette!
«L'ospitalità è fondamentale per noi. Cannes è un po' la repubblica indipendente del cinema mondiale! Cannes è un patrimonio collettivo, di tutti. E tutti sono qui. Gilles Jacob e io siamo felici di ricevere gli amici. La Mostra è sempre stata fra loro».