«L’Italia deve restare cattolica e degli italiani»

E rilancia la sfida nella Cdl: «Federazione per decidere a maggioranza»

Adalberto Signore

nostro inviato a Rimini

E pensare che esattamente alle otto di mattina aveva fatto annullare l'aereo che di lì a qualche ora l'avrebbe dovuto portare da Porto Rotondo a Rimini, destinazione il Meeting di Cl. Colpa della febbre, giovedì sera ancora alta, ma anche delle tante perplessità sulla sua prima uscita pubblica dopo la pausa estiva, troppo in anticipo rispetto ai tempi della politica e, soprattutto, troppo improntata sulla questione del dialogo tra i poli. Così, per buona parte della mattinata l'arrivo di Silvio Berlusconi alla kermesse ciellina sembra a rischio. Poi si convince perché, spiegherà più tardi, «stanno dicendo che passo le mie giornate in giro per feste e se non vado finisce che si apre un'altra polemica infinita». Eppoi, «devo farlo per tutti quei giovani che mi aspettano».
Così, quando verso mezzogiorno arriva al Grande Hotel di Rimini per un veloce cambio d'abiti, l'unica battuta che si concede è uno sbrigativo «sono malatissimo». Anzi «super-malato». Mezz'ora dopo, davanti agli oltre settemila ciellini che assistono al suo faccia a faccia con Roberto Formigoni, febbre e tosse svaniscono però come d'incanto e Berlusconi si gode il bagno di folla e gli applausi di un Meeting entusiasta. Che gli riserva un'ovazione quando critica le scelte del governo sull'immigrazione: «La sinistra tende a un Paese plurietnico e pluriculturale, per noi l'Italia deve essere cattolica e degli italiani». E ancora: «Cinque anni sono pochi per concedere la cittadinanza. Eppoi per diventare italiani devono dimostrare di conoscere la nostra lingua, la storia, la geografia e i fondamenti dello Stato». Il Cavaliere torna a criticare il «falso teorema del declino economico che oggi è stato improvvisamente messo da parte». E rivendica i meriti del suo governo, grazie al quale «nei primi sei mesi del 2006 le entrate fiscali sono aumentate».
A lungo, sul dibattito aleggia la tanto attesa questione del dialogo. Su cui molto puntano Formigoni e i vertici di Cl e della Compagnia delle Opere. Non è un caso che il Meeting, fin dall’appello di Franco Marini nel giorno di apertura, sia stato impostato proprio sul tema del confronto tra i poli. Ma sul punto Berlusconi è categorico e pure il presidente della Lombardia - a cui l'ex premier ancora ieri mattina ribadiva tutte le sue perplessità - se ne fa una ragione se è lui il primo a dire che «per confrontarsi bisogna essere in due». Eloquente il Cavaliere: «Il dialogo l'abbiamo offerto subito dopo le elezioni e la sinistra ci ha chiuso la porta in faccia occupando tutte le istituzioni». Per il tanto auspicato dialogo su cui puntavano i formigoniani è una vera e propria pietra tombale. «Spazio non ne vedo proprio», spiega Paolo Bonaiuti.
Dal Meeting, poi, ribadisce di essere «condannato a continuare» in politica, non esclude che la protesta contro il governo possa diventare «pubblica» e «spostarsi nelle piazze» e lancia un avvertimento agli eventuali transfughi: «Non ci possono essere nella coalizione forze che vanno per conto loro tanto meno che vanno dall'altra parte». Poi lancia l'idea: «La coalizione faccia un passo avanti e si trasformi in una federazione nella quale si vota su tutto. In questo modo per prendere decisioni non servirà l'unanimità ma il raggiungimento di una maggioranza, anche con un coefficiente alto. Se si raggiunge quel coefficiente e un solo partito dice di no, allora quel partito dovrà adeguarsi alla maggioranza». Infine, l'appello ai giovani di Cl per far nascere i Circoli della libertà, una sorta di embrione del nuovo partito unico. «Sarà la gente - spiega accolto da un'ovazione - a imporre la nascita di questo grande partito, anzi, fra i giovani questo partito c'è già. Assumete voi per primi il compito di far nascere i Circoli della libertà in tutta Italia». Intanto il Cavaliere si concentrerà su Forza Italia che ha bisogno di «facce nuove. A partire da ottobre - dice nel pomeriggio durante un incontro con i formigoniani - farò un tour politico dell'Italia, visitando due province per settimana per ascoltare la base azzurra».
Una proposta, quella della federazione, che certamente non farà piacere a Casini. Per il quale - durante un pranzo ristretto cui hanno partecipato tra gli atri Formigoni, Lupi, Mauro, Bonaiuti, Bertolini e Sanza - l'ex premier non ha avuto parole tenere. «Deve capire - spiega - che con noi è un generale ma se passa di là diventa uno della truppa. Le sue ambiguità proprio non le capisco». Concorda persino Formigoni: «Ha sempre sperato nella sconfitta, così da ritagliarsi un ruolo nuovo». Più tardi, spiegherà che anche la proposta lanciata ai ciellini di dar vita ai Circoli delle libertà l'ha fatta «in chiave anti-Casini. Se coinvolgiamo Cl - è il suo ragionamento - per lui diventa sempre più difficile continuare a fare il battitore libero». Una battuta, poi, l'ex premier la riserva pure al governatore della Lombardia, che molto puntava sulla giornata di ieri per accreditarsi all'interno di Forza Italia. «Nel centrodestra - dice - ci sono tre leader e mezzo, perché Bossi è in ripresa. Poi c'è Roberto, che resta un punto di riferimento per il territorio».