L’Italia dice sì al Prozac per i bimbi

Il Governatore spiega la riforma federalista dell’istruzione

da Milano

«La scuola italiana ha bisogno di più qualità, costa troppo ed è in fondo a tutte le classifiche», tuona il governatore della Lombardia. «Roberto Formigoni non deve fare il Pierino», lo bacchetta il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni bocciando la «maxiriforma» della scuola disegnata nel progetto di legge varato dalla giunta regionale lombarda. «Abbiamo concesso ai cittadini di scegliere l’ospedale, ora vogliamo offrire anche la possibilità di decidere per la scuola migliore», replica il governatore. «Sono convinto che Formigoni non si permetterà di andare al di là della legge», l’ultimatum del ministro che gli dà quasi del sovversivo.
Presidente Formigoni, sicuro che la scuola abbia bisogno di un altro terremoto?
«Siamo il quarto Paese al mondo come spesa per studente e agli ultimi posti per livello di apprendimento. Facciamo qualcosa. La Regione Lombardia, in quattro anni di sperimentazione dei corsi regionali, ha dimostrato di raggiungere ottimi risultati. Con spese per studente molto inferiori allo Stato».
La solita smania indipendentista dei lombardi?
«Semplicemente il titolo V della Costituzione che attribuisce alle Regioni competenze esclusive in materia di istruzione e formazione professionale, nonché di amministrazione e organizzazione del sistema scolastico».
Il ministro Fioroni non sembra pensarla così.
«Quando leggerà con attenzione, dovrà essere d’accordo con noi. Una scuola di bassa qualità rende impossibile la competizione internazionale con nazioni che già puntano sull’eccellenza scolastica».
Cosa la fa pensare che il modello lombardo sia così efficace?
«I 30mila studenti e le oltre 60mila domande, la maggior parte delle quali devono essere respinte».
Possibile che l’unico contrario sia il ministro?
«Paga il debito di questo governo alle ali estreme. Anche i Ds si arroccano su posizioni iperconservatrici davvero inaccettabili».
Entriamo nel merito.
«Vogliamo un cambiamento profondo, mettere al centro del sistema la domanda e non l’offerta. Oggi le scuole sono delle gabbie in cui infiliamo i ragazzi. Loro decidono se andare al liceo o a un istituto professionale, ma poi le scuole quelle sono».
E invece?
«Invece devono poter scegliere anche a che istituto andare. Il 50 per cento dei giovani fa un lavoro per cui non è preparato. Si va a scuola quasi a caso, non si trova un impiego e si è costretti a reinventarsene uno. Noi offriamo addirittura percorsi personalizzati».
Spieghi.
«Uno professionalizzante e uno liceale. Ma se a metà uno vuole cambiare, anche la possibilità di passare da uno all’altro. Potenziamo i corsi triennali regionali a cui seguirà un quarto anno di diploma e un quinto per sostenere l’esame per accedere all’università o a un percorso di istruzione e formazione tecnica superiore di due o tre anni».
Parliamo di fondi.
«Le risorse devono seguire il ragazzo negli studi. Dove va lui, lì arriveranno i soldi. Un percorso virtuoso, migliore è la scuola, più fondi avrà. E i privati, accreditati dalla Regione, si dovranno sottoporre a valutazioni di efficacia formativa presso un ente terzo».
E i presidi potranno scegliersi gli insegnanti.
«Basta assegnazioni casuali. Per dare più qualità è necessario anche poter utilizzare il migliore personale docente sulla piazza».
Dovunque concorrenza.
«Competitività. Ovviamente sotto il controllo della Regione che accredita le scuole. Possibile che oggi si pensi prima di scegliere una pizzeria o il cinema e invece si sia costretti a finire in una scuola senza poter decidere?».
Ma si sente un Pierino, come dice il ministro Fioroni?
«Sono un Pierino lombardo. Determinato ad andare fino in fondo».
Anche oltre la legge?
«Non andremo oltre la Costituzione. Anche se, per salvare la scuola italiana dal disastro, sarebbe necessario farlo».