L’Italia esporta anche «Grazia» negli Emirati Arabi

Il settimanale Mondadori pubblica un’edizione in inglese. Presto uscirà la versione in lingua araba

Il mercato del lusso attira marchi e vetrine ma, anche, i media: non è un caso che, nei paesi del Golfo, fioriscano le riviste femminili, dalle pagine ricche di moda, consigli estetici e, ovviamente, tanta pubblicità. Esistono magazine locali, come l’Emirates’ Woman (la «Donna degli emirati»), in inglese e in arabo, o inserti di quotidiani dedicati alle ultime tendenze nel campo del design, dell’arredamento, della cucina e dei viaggi. Il pubblico in rosa ha un tale peso economico che anche Grazia, lo storico femminile della Mondadori, ha deciso di creare una redazione a Dubai e, dal 23 novembre, è sbarcato in grande stile in uno dei paesi più ricchi del pianeta.
Per ora, il settimanale esiste soltanto nell’edizione inglese, affidata a Itp Consumer Publishing, una delle case editrici più importanti del Medio oriente; il progetto è però quello di creare, entro pochi mesi, anche una versione in lingua araba, per raggiungere un numero di lettrici ancora più ampio. L’edizione inglese, comunque, non mira soltanto alle locali poliglotte: negli Emirati sono presenti anche molte compagne dei numerosi lavoratori stranieri che, per qualche anno, si trasferiscono nel paese, ricco di opportunità professionali; o turiste, mogli e fidanzate dei miliardari russi, che utilizzano il Golfo per fare shopping.
L’iniziativa di Grazia si inserisce all’interno di un progetto più ampio, l’International Network che, nell’anno appena trascorso, ha visto nascere ben sei edizioni internazionali, ma non è un caso che i dirigenti del magazine abbiano scelto di conquistare le signore degli Emirati. I capitali del paese vengono infatti spesso investiti proprio in acquisti di lusso e, soprattutto, in prodotti «made in Italy».
Il successo dei marchi della penisola è confermato dai dati dell’Ice, l’Istituto per il commercio estero. Se si considerano gli scambi fra Italia ed Emirati, si nota come alcuni settori segnino un deciso rialzo, soprattutto negli ultimi anni: nel 2002, ad esempio, le esportazioni di biancheria intima e corsetteria hanno visto un vero e proprio boom, aumentando del 109 per cento; e, da allora, la salita è proseguita (eccetto un lieve calo nel 2003, comprensibile visto il successo dell’anno precedente), marcando un +23 per cento nel 2004 e un altro +20 per cento nel 2005. Per quanto riguarda i gioielli, poi, l’export italiano a Dubai è così eccellente che gli Emirati costituiscono il secondo mercato mondiale per il nostro paese, secondi soltanto agli Stati Uniti. E anche profumi e cosmetici fanno registrare un bilancio positivo da dieci anni: nel 2004 la crescita delle esportazioni è stata del 43 per cento, seguita da un +23 per cento lo scorso anno.
Il lusso nostrano riscuote analogo successo anche negli altri paesi mediorientali: in Arabia Saudita, ad esempio, le vendite di lingerie «made in Italy» hanno segnato un +55 per cento; le esportazioni del settore sono in salita anche in Kuwait (+31 per cento nel 2005), Qatar (+27 per cento) e Siria (+96 per cento). Lo scorso anno, nel paese dei Saud anche la gioielleria ha dato soddisfazione agli orefici italiani, segnando un +81 per cento; positivo il saldo delle esportazioni anche in Bahrein (+48 per cento), Oman (+59 per cento) e Qatar (+92 per cento). Positivi anche profumi e cosmetici, soprattutto in Siria (+30 per cento) e Qatar (+98 per cento).