L’Italia immaginaria della sinistra

Due domande. La prima. Ma è possibile attribuire gli assalti ai campi rom al decreto sulla sicurezza che il governo sta per varare e alle dichiarazioni di Maroni e di La Russa? Seconda domanda. Dov'è finita la sinistra che fa autocritica, che preso atto della batosta elettorale riconosce di non aver capito il Paese? La risposta alla prima domanda è sì, è possibile collegare le violenze contro i rom al nuovo corso politico: è possibile, visto che la sinistra lo sta facendo. E la risposta alla seconda domanda viene di conseguenza: la sinistra dell'autocritica è già sparita, ha già abbandonato il suo proposito di uscire dai salotti e dalle redazioni e di andare in mezzo alla gente.
È incredibile la rapidità con cui ha cambiato passo, ad esempio, Liberazione, «giornale comunista». Nei giorni successivi al voto - e allo choc - aveva intelligentemente inviato i propri cronisti ai cancelli delle fabbriche per capire come mai l'elettorato operaio avesse voltato le spalle. Dopo di che, coraggiosamente aveva pubblicato. Cito a memoria il titolo, più o meno era così: «La sinistra pensa solo agli zingari e ai froci, per questo non la votiamo più». Nel giro di neanche un mese il giornale passa però da un serio tentativo di capire la realtà all'abbandono di ogni contatto con la realtà. Prima il titolo «Tornano le leggi razziali». Ieri l'editoriale del direttore Piero Sansonetti che scarica sul nuovo governo le rappresaglie anti-rom. Parla di «violenta campagna di scontro razziale avviata da qualche giorno dalle autorità». Scrive che «è in corso un linciaggio di massa e che è iniziata la persecuzione di Stato contro gruppi di persone deboli e povere additate alla repressione su base razziale»; aggiunge che «lo Stato ha avviato atti di pulizia etnica che ricordano quelli di Milosevic»; parla, ancora di «deportazioni di massa».
Secondo il Manifesto il ministero dell'Interno vuole marchiare i rom così come i nazisti marchiavano gli ebrei con la stella di David; si parla di invii «nei lager più vicini». Così nella vignetta. L'editoriale invece si intitola «L'Italia si fa ronda», e dice che stiamo seguendo il «senso degenerato dello slogan neonazista-forzanuovista “difendi il simile, distruggi tutto il resto”». L'Unità pubblica un'intervista a Marco Minniti, ministro ombra dell'Interno: «Il governo sta alimentando la paura e la giustizia fai da te». Anche su Repubblica, che pure è un giornale di qualità alta, c'è chi parla di un'Italia razzista: Adriano Prosperi scrive di «pogrom moderni» incoraggiati dalla politica; Gad Lerner dice che la caccia al rom è «incitata», anche da un titolo del nostro giornale; Umberto Eco parla dell'arte di denigrare il nemico, sempre «sporco e brutto».
Ma è questa l'Italia reale? Siamo un Paese di razzisti? Oppure c'è un problema di sicurezza che non cambierebbe di una virgola se i delinquenti fossero alti e biondi? E soprattutto: c'è uno Stato che promuove la pulizia etnica e i pogrom? Oppure c'è gente esasperata proprio perché per anni lo Stato non è intervenuto?
Guai se il nuovo governo non si dimostrasse efficiente e perfino spietato contro coloro che hanno assaltato i campi rom; guai se non estirpasse alla radice, e con il massimo rigore, la voglia di «giustizia» fai da te. Ma come si fa a non capire che è proprio in assenza di norme precise che si finisce con il delegare alla mafia e alla camorra la «giustizia» sommaria? Che si finisce con l'alimentare ronde e odio di razza? Com'è possibile che una sinistra che vanta - e spesso non a torto - una superiorità nel mondo della cultura, non capisca quanto è grottesca l'immagine dell'Italia neonazista che viene dipinta da simili campagne di stampa?
E ancora. Com'è possibile che la sinistra non capisca che le prime vittime di una certa illegalità sono gli abitanti delle periferie, e quindi i suoi tradizionali elettori? Per quale motivo la sicurezza e la legalità dovrebbero essere solo temi di destra? Com'è possibile che la sinistra non prenda atto che una delle loro icone del momento, Zapatero, ha preso misure ben più spietate di quelle anche solo pensate da un Calderoli?
In verità molta sinistra tutto questo lo capisce. Lo capisce il presidente della Provincia di Milano Penati (Pd, ex comunista); lo capiscono le giunte di sinistra di Padova e quella di Cofferati a Bologna. Le misure che costoro hanno preso o annunciato avrebbero fatto gridare allo scandalo, se partorite da amministrazioni leghiste. C'è tanta sinistra che rifiuta di liquidare la questione sicurezza con lo stereotipo-razzismo: ieri sul Corriere si riportava la presa di posizione della sezione Gramsci di Ponticelli: un manifesto con scritto «Via gli accampamenti rom». È la sinistra degli intellettuali a essere in ritardo, a non capire che l'intolleranza e la violenza vengono alimentate dall'assenza dello Stato, non dal suo intervento.
Michele Brambilla