«L’Italia insegnerà la democrazia»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a New York

Che cosa dirà oggi, Silvio Berlusconi, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite? «Che restino unite», sorride il nostro presidente del Consiglio. Il quale poi si fa serio e prosegue: «Farò un discorso articolato, ci ho lavorato durante tutto il viaggio dall’Italia in America, e lo sto rifinendo in queste ore». Ha già parlato ieri Berlusconi, al forum per il lancio del fondo Onu per la democrazia. Lo ha fatto a porte chiuse, con gli altri 27 leader dei Paesi più importanti del pianeta, a braccio. Sviluppando e riempendo di concretezza il messaggio che oggi lancia pubblicamente e con parole solenni, soppesate. Importanti e illuminate se si vuole, certamente condivise dagli alleati più potenti, George W. Bush e Tony Blair. «Dirò quanto sia importante che l’Onu sappia assumersi le sue responsabilità, e che non pensi soltanto ai bisogni materiali dei cittadini del mondo, ma anche a quelli immateriali. Come il bene della libertà, che vive quando c’è la democrazia, e dal quale dipendono tutti gli altri. Libertà e democrazia sono il bene primario, e questa organizzazione deve farsene carico».
In una sessione così «fallimentare» (almeno sotto il profilo dei risultati immediati) come questa, col fantasma della consunzione politica e dell’impotenza di fronte al terrorismo internazionale e al proliferare delle minacce, Berlusconi prova ad offrire all’Onu un obiettivo concreto di vitalità: trasformarsi in motore di democrazia, un bene che forse non è possibile esportare ma certamente può essere insegnato. Dalla democrazia viene la libertà, e da questa la possibilità di sconfiggere la poverta, il terrorismo e le guerre. Berlusconi sorride fiducioso spiegando queste cose, sprizza ottimismo e buona volontà. La buona volontà è tangibile, già ieri intervenendo al forum per la democrazia promosso da Usa e India ha dichiarato che l’Italia «farà la sua parte». Perché insegnare la democrazia, formare i quadri che sappiano applicarla ad ogni specifica e diversa realtà, costa. Come ogni buona scuola. E Berlusconi ha annunciato che l’Italia contribuirà al fondo con svariati milioni di euro.
È ottimista per definizione, il Cavaliere. Lo è anche se interrogato sulla proposta di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu da assegnare all’Unione europea, e far ricoprire a rotazione dai Paesi dell’Ue che già non vi siedono permanentemente come Inghilterra e Francia. A febbraio l’Italia siederà in quel seggio rotante? «Sì, sì, certamente», ha risposto il premier, «stiamo lavorando per questo, e io sono ottimista».
Così, in attesa di salire alla tribuna dell’Assemblea generale, ieri Berlusconi s’è dato da fare concretamente per il lancio del fondo per la democrazia, dopo aver ascoltato insieme agli altri grandi del pianeta la relazione del segretario generale e il discorso di Bush. Sarà povera di risultati, questa Assemblea generale, e ricca solo di rinvii: ma resta comunque una grande occasione di incontro planetario per capi di governo e di Stato, re e dittatori. Che Berlusconi abbia lavorato lungamente e con cura a questo suo progetto lo conferma Alberto Michelini, che occupandosi per conto del premier in particolare dell’Africa, è appunto qui con lui. Con Bush, che è copresidente insieme al governo indiano del fondo Onu per lo sviluppo della democrazia, Berlusconi ha avuto un testa a testa prima che la riunione dei 28 avesse inizio. L’incontro con il presidente americano è stato particolarmente cordiale: abbracci e baci.
Altra atmosfera poco dopo, quando il presidente del Consiglio si ferma a parlare con alcuni giornalisti italiani. Berlusconi ribadisce la nostra posizione in Irak: sostegno alla democratizzazione e ritiro militare graduale in conformità alle esigenze di Bagdad. Purtroppo, aggiunge il premier, sembra che il mestiere di gran parte degli organi di informazione «sia quello di disinformare, non di informare. Io ho spiegato bene la questione della nostra presenza in Irak, e se c'è malizia, nel riportare certe informazioni, da parte dei media, e questo accade quasi sempre, io mi dispiaccio e dovrò dire agli italiani di non credere più a quello che scrivono gli organi di stampa...»