L’Italia invasa dai clandestini ma non si applicano le leggi contro il caporalato

In molte città italiane è sotto agli occhi di tutti, la presenza in ogni angolo, dai parcheggi alle piazze ai luoghi di villeggiatura, di un gran numero di venditori extracomunitari, abusivi, che vendono ogni cosa, in particolare contraffazioni di capi e oggetti di marca. Venerdì scorso, in occasione della sagra del patrono, a Reggio Emilia, ne ho contati, a decine, nel solo centro storico. Di questa situazione, si parla spesso, ma poi, soprattutto nelle città amministrate dalla sinistra, tutto resta come prima anzi, con l’aumentare degli immigrati clandestini, il fenomeno peggiora a vista d’occhio. Questi ragazzi, senza alcun contratto di lavoro e quindi senza permesso di soggiorno, fanno molta compassione; percorrono chilometri con i loro borsoni pesanti, in cerca di improbabili clienti o espongono le loro mercanzie, con qualsiasi tempo, nei luoghi pubblici di maggior passaggio, senza alcun timore, perché chi dovrebbe intervenire per fermare questi abusi, fa spesso finta di non vedere. Tutti sanno che dietro a questi poveretti, ci sono organizzazioni capillari di malavitosi, un caporalato diffuso, che approfitta e specula sul loro drammatico bisogno di qualche soldo per sopravvivere. I clandestini non dovrebbero avere tanta libertà d’azione, né rimanere nel nostro Paese, tuttavia, nonostante la loro presenza illegale e la consapevolezza dello sfruttamento a cui sono soggetti, la situazione è tranquillamente tollerata dalle autorità locali competenti. Le leggi per porre fine a questo scandaloso stato di cose già le avremmo, ma sono volutamente disattese da molte amministrazioni che, in nome dell’accoglienza e del buonismo, non vogliono assumere iniziative drastiche. Vedremo ora se con la nuova legge, con cui il governo intende reprimere il caporalato, qualcosa cambierà, o se, anche quando si recita bene, alla fine si continua a razzolare male.