L’Italia in mano a Prodi rischia la svendita

Dovete insistere fino alla morte nel denunciare la volontà di Prodi e dei suoi alleati di stangare con le tasse gli italiani nel malaugurato caso che la sinistra vinca le elezioni. Bisogna che i cittadini sappiano a cosa vanno incontro se votano Prodi, vanno incontro ad un’altra botta di povertà. Insistete!


Fare più di quello che stiamo facendo, caro Melloni? Li abbiamo stanati, li abbiamo costretti ad uscire allo scoperto e non ci siamo accontentati delle loro mezze parole. Ora l’Italia che vuol sapere sa – e noi seguiteremo a ripeterglielo – che l’eventuale futuro governo della sinistra ci tartasserà. Come del resto è consuetudine loro. Tartassamento punitivo, tartassamento vendicativo. Giovedì scorso l’Unità sembrava quella della fine degli anni Cinquanta: pagheranno gli straricchi, annunciava in prima pagina. Avrebbe potuto tranquillamente aggiungere morte ai padroni, affermazione molto in voga ai tempi di Palmiro Togliatti detto il Migliore. Dicono che il comunismo sia morto e sepolto, ma in quel pagheranno gli straricchi c’è non solo l’anima, ma il corpaccione del comunismo. Quello che ha sempre preferito combattere la ricchezza piuttosto che la povertà, quello dei tutti nei kolkoz o alle catene di montaggio. Quello per il quale la proprietà – e quindi la ricchezza - è un furto. Inutilmente Prodi cerca di stemperare il linguaggio stalinista nei borborigmi della sua eloquenza perché poi gli escono dei «finalmente i ricchi pagheranno» che attestano in modo inequivocabile lo spirito di ritorsione e di punizione che alimenta la sua politica («finalmente» è avverbio che trasuda soddisfazione, compiacimento per qualcosa a lungo attesa). Per testa quedra la ricchezza forse, dico forse, non è un furto, ma certo è un peccato. E a una società con ricchi e meno ricchi preferisce di gran lunga una società di tutti poveri, tutti straccioni. Il fantasma dei declinisti, della grande stampa, dei Montezemolo e dei Biagi (Enzo) che vedono una Italia ridotta all’accattonaggio, che non sa come arrivare alla fine del mese (ma sa benissimo come arrivare alle Seychelles), alla quale mancano addirittura i centesimi per il latte ai bambini (ma non per fornirli di telefoni cellulari) tradotto in realtà. Quello è il programma di testa quedra.
Il guaio è che Prodi, fallito come boiardo di Stato (vogliamo parlare della Sme, della Cirio?), fallito come euroburocrate (vogliamo parlare dell’allargamento? Della Costituzione europea?) e fallito come economista (vogliamo parlare di Nomisma e dei suoi «studi» con virgolette grandi così?), può benissimo rivelarsi un eccellente impoveritore di Stato. E non solo menando le stangate fiscali che ha promesso. Uno che per risolvere il problema energetico intende affidarsi all’eolico è capace, nel peggio, di tutto. Uno che preannuncia di voler abolire la legge Biagi (Marco) ritenendo che meno mobilità significhi più posti di lavoro è capace, sempre nel peggio, di tutto. In mano sua, questo purtroppo è certo, l’Italia farà la fine che fece, quand’era in mano sua, l’Alfa Romeo: svenduta. Bisogna proprio fermarlo quel testa quedra, caro Melloni.
Paolo Granzotto