L’Italia mondiale è ancora senza idee

Edimburgo Siamo italiani anche nel rugby. Indisciplinati, capaci di buttare al vento una sfida che la Scozia porta a casa capitalizzando gli errori italiani. A Murrayfield, nell’ultima sfida prima dell’avventura del mondiale, finisce 23-12. Due mete per parte e ottanta minuti in cui sono soprattutto le idee azzurre a non essere chiare. Ne esce una partita che segna comunque mezzo passo avanti rispetto alla vittoria di Cesena contro il Giappone e offre indicazioni utili sul lavoro da fare
L’Italia parte male, soffre l’iniziativa scozzese, è fallosa. Fa quello che è meglio evitare quando si affrontano formazioni quadrate. La meta di Dickinson in apertura vale così la sberla che Mallett avrebbe volentieri dato ai ragazzi vista la loro poca attenzione sui fondamentali. Il pilone del Sale fa tutto da solo, sfrutta un riciclo del gioco ed in un attimo è oltre la linea di gesso. Una doccia scozzese, appunto. Per fortuna è il talento di Tommaso Benvenuti a rimetterci in carreggiata. Recupera un pallone a metà campo e innesca le leve. Due avversari al tappeto e un’autostrada che si apre verso il paradiso. Bel talento, il trevigiano cresciuto a rugby e radicchio per una nazionale che per certi ruoli non ha più la coperta troppo corta.
A Edimburgo il gruppo c’è ma mancano ancora i meccanismi. Sono allora le iniziative personali a fare la differenza. Se Mirco Bergamasco dalla piazzola strozza in gola l’urlo del sorpasso, ci pensa Fabio Semenzato a sorprendere la difesa scozzese ad inizio di ripresa. La mangusta azzurra fa tutto da solo, recuperando l’ovale sugli sviluppi del solito avanzamento della mischia e raccogliendone i frutti. Roba da mediani di mischia che nel bene e nel male segnano questa sfida agostana. E’ infatti Mike Blair, poco più tardi a rispondere al n.9 azzurro. Gli basta andare a contrastare un calcio sotto pressione di Masi per pareggiare i conti delle mete. Poi a mettere in cassaforte il risultato, l’indisciplina azzurra e la balistica di Dan Parks con l’Italia che diverte solo nel finale.
Da Edimburgo si esce con una sconfitta ma con l’impressione di avere comunque qualcosa da dire. Le certezze sono la mischia, le fasi ordinate, qualche soluzione difensiva. C’è invece molto da lavorare sulla gestione della manovra con il pallone tra le mani. Resta il problema del numero 10 e delle soluzioni d’attacco. Basteranno due settimane per avere le idee più chiare aspettando l’Australia?