L’Italia nega il visto a 4 «predicatori d’odio»

Analoghe misure contro gli stessi personaggi, tre sciiti e un sunnita, già prese in Europa

Emanuela Ronzitti

da Roma

Che il nostro Paese sia uno tra i principali bersagli contro il quale si scaglierebbe l’ira dei cospiratori dell’Islam, è un fatto noto. Di certo, quindi, non dovrebbe stupire il forte giro di vite da parte delle nostre istituzioni per contrastare l’ingresso incondizionato nel territorio italiano di personaggi dal curriculum poco chiaro, avvolti dal sospetto di fiancheggiare i ribelli iracheni filo-Saddam.
Su questa scia si è mossa la Farnesina, sbarrando le frontiere italiane e negando i visti a quattro presunti «predicatori d’odio» iracheni, che avevano chiesto il permesso d’ingresso per partecipare alla conferenza internazionale dedicata all’Irak, a Chianciano Terme. Un veto assoluto quello della Farnesina, basato su una lunga sequenza di informazioni negative - raccolte dalla rete capillare dell’intelligence italiana - che i quattro iracheni si porterebbero dietro.
La paura che la macchia del terrore islamico possa allargare i propri confini nel nostro territorio prende spunto anche dal tema che verrà trattato a ottobre nel meeting sull’Irak: «Sosteniamo la leggitima resistenza del popolo iracheno». Ma non è solo questo il timore. Inquieta anche l’ombra degli organizzatori, il «Campo antimperialista», un gruppo vicino ai «no global», che avrebbe aperto un conto bancario in Italia per sostenere la resistenza irachena. Una segnalazione giunta qualche giorno fa dall’ambasciata italiana a Washington, esattamente dopo la denuncia di 44 congressmen americani venuti a conoscenza dell’appuntamento in programma in Italia. I parlamentari americani avrebbero individuato nella lista dei partecipanti al meeting italiano alcuni «esponenti dell’opposizione irachena» alla ricerca di «appoggio finanziario al terrore».
Nella nota americana, però, ha confermato la Farnesina al Giornale, si esprimeva soltanto la forte preoccupazione per l’organizzazione dell’intero convegno. Nulla di più. Nulla è stato aggiunto dai rappresentanti politici statunitensi rispetto alla concessione dei visti italiani. Tant’è che nei giorni scorsi solerte è stato l’intervento di due parlamentari del Prc, Elettra Deiana e Giovanni Russo Spena, che in un’interrogazione parlamentare hanno bollato l’iniziativa dei colleghi americani come «una inaccetabile lesione della nostra sovranità nazionale». Ma in realtà il «divieto», ha specificato la Farnesina, non sarebbe altro che il frutto di una scelta autonoma e libera delle istituzioni italiane. Conferma che arriva anche da una nota in cui si specifica che la decisione di non concedere i visti in questione è arrivata «dopo aver valutato nel quadro delle regole previste dagli accordi Schengen tutti gli aspetti di ordine pubblico e di sicurezza di cui il Governo italiano è tenuto a farsi garante nei confronti dei propri cittadini e degli altri partner Schengen».
La linea dura del ministero degli Esteri ha prodotto subito una serie di reazioni a catena da parte degli organizzatori del meeting di Chianciano che, senza specificare l’identità dei quattro esclusi, non ha aspettato a diramare la lista completa dei visti richiesti alla Farnesina e alle ambasciate di Bagdad, Damasco e Sanaa. Un elenco minuzioso, dal quale si evidenziano tutte personalità rispettabili, esponenti religiosi, della politica e della società civile. Ma in realtà secondo la Farnesina ai quattro, un sunnita e tre sciiti, già in passato sarebbe stato negato il visto per l’ingresso non solo nel nostro Paese, ma anche da parte degli altri Paesi dell’area Schengen.
Nervi tesi anche per la possibilità, dopo l’esplicita richiesta dall’Irak di far partecipare al meeting «Haj Ali, l’uomo incappucciato con i fili elettrici attaccati al corpo, simbolo delle torture di Abu Graib», che oggi fa parte dell’associazione dei prigionieri vittime dell’occupazione americana. Il portavoce del Campo antimperialista definisce l’atteggiamento «paradossale» e annuncia che darà battaglia al governo italiano. Inoltre, il 31 agosto il comitato «Irak libero» inizierà uno sciopero della fame sotto il ministero degli Esteri.