«L’Italia non abbia paura dello straniero»

Pierluigi Bonora

da Roma

«Incentivare l’integrazione europea affinché il cittadino percepisca l’importanza di vivere in un sistema concorrenziale retto da regole unitarie; permettere al consumatore una spesa onesta e veritiera in un mercato caratterizzato dalla qualità dei prodotti; fermare il trend di crescita di prezzi e tariffe allo scopo di portare l’industria italiana sullo stesso livello di quelle straniere». Antonio Catricalà non ha dubbi: il rilancio dell’economia passa soprattutto attraverso l’azione decisa del Garante della concorrenza e del mercato.
Presidente, l’Authority oltre a essere lo sceriffo del mercato è pronta anche ad ascoltare le imprese?
«Il vecchio modello non ha più ragione d’esistere. Dobbiamo accompagnare le imprese a risalire il ciclo in un momento difficile per il Paese. Questo nuovo ruolo collaborativo darà i suoi risultati, anche se è più rischioso rispetto a chi è preposto solo a bacchettare».
Il suo arrivo segna dunque l’avvio di un nuovo corso?
«Sì e c’è il consenso di tutti».
L’Italia è profondamente cambiata: il sistema bancario è sempre più intrecciato con la realtà industriale...
«Sulle banche la nostra competenza è di consultazione con Bankitalia, un ruolo che non durerà a lungo visto che il disegno di legge sulla tutela del risparmio stenta a essere approvato. Nella sua formulazione attuale, inoltre, il provvedimento ci tiene distanti dalla verifica delle concentrazioni. È vero, comunque, che le banche sono padrone sostanzialmente di grandi imprese ed è ben noto il desiderio di mantenere tali forme di controllo all’interno del patrimonio italiano».
Un errore?
«Non dobbiamo avere paura dello straniero, ma è necessario favorire gli investimenti creando un sistema Paese più competitivo anche tramite un miglior funzionamento dei servizi».
Per esempio i servizi pubblici locali?
«Qui l’Authority è chiamata a intervenire con forza: come livello di struttura proprietaria e come governance esiste una sorta di dominio pubblico. Con le Regioni dovremo individuare meccanismi di tutela pro-concorrenziale del mercato».
I principali dossier aperti sul suo tavolo?
«Il caro-euro nell’agroalimentare: il prezzo sale in modo eccessivo lungo tutta la filiera. Con la collaborazione di Confcommercio sarà fatta chiarezza. C’è poi il dossier Telecom sul quale abbiamo dato mandato all’Avvocatura dello Stato di impugnare la sentenza che ci ha visti soccombere parzialmente. In proposito, apriremo un tavolo di contrattazione per cercare di risolvere il caso accontentando anche i vari soggetti in campo».
E le altre questioni?
«Sottolineo ancora il trasporto pubblico locale, gravato da costi molto alti e da inefficienze di vario tipo. C’è poi l’indagine sul calcio: vogliamo verificare i meccanismi di accesso al mercato e di applicazione delle regole competitive».
Energia elettrica e gas naturale: la liberalizzazione ha portato benefici ai consumatori?
«No e non si potranno vedere fino a quando l’ex monopolista ha la possibilità di regolare i prezzi in alcune regioni, soprattutto al Sud, influenzando di conseguenza quelle al Nord dove esiste un minimo di concorrenza».
E la rete?
«È insufficiente e quasi completamente gestita dal soggetto stesso. Non c’è competizione. Positiva, invece, è la riunificazione del Grtn con la proprietà, che può così investire con più entusiasmo. Bisogna arrivare a un ente pubblico proprietario della rete».
Cosa pensa del recente accordo tra Italia e Francia sull’energia?
«È molto positivo perché crea un nuovo soggetto in Italia, cioè Edison, e in quanto consente a Enel di rispecializzarsi in un settore, quello nucleare, che non è detto sarà precluso in futuro».
Vede all’orizzonte nuove posizioni di monopolio?
«Non vedo particolari rischi di nuovi monopoli, ormai questa stagione si è chiusa. Qualche posizione dominante, però, potrebbe venir fuori anche per resistere a situazioni non sempre leali e trasparenti. Nessuno crede più al detto “piccolo è bello”: la nanizzazione delle imprese ha creato serie difficoltà all’economia».
I rapporti con l’Authority Ue...
«Ci ha incoraggiati a chiedere che anche all’Italia possano essere estesi i poteri di clemenza allo scopo di attirare alle regole antitrust settori che prima erano completamente fuori, senza applicare sanzioni».
Chi ha la vita più dura? Lei o i suoi colleghi in Europa?
«Noi, perché abbiamo più poteri e un sistema meno competitivo».
Le aziende e la pubblicità...
«Il fatto che in Italia non si faccia pubblicità comparativa è la prova che il nostro mercato non è trasparente».

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