L’Italia non ha bisogno della commedia di Prodi

Ho seguito con un po’ più di attenzione le vicende governative di questi ultimi giorni e, se mai ce ne fosse stato bisogno, mi sono reso conto che all’indecenza politica non c’è più limite. Un nuovo periodo di incertezza ricopre l’Italia con una gracile maggioranza di governo pronta a cadere al primo starnuto. Romano Prodi se la ride giulivo, mentre la maggior parte degli italiani, dopo aver visto l’ultima busta paga, si chiedono ancora cosa ci sia di tanto divertente. Ormai nell’Unione la dignità non si sa più dove abiti. Un governo che non è altro che l’ombra di se stesso, si fa prendere in giro persino dal transfugo (poco)-onorevole Follini il quale nel proprio discorso che anticipa il voto, dichiara di entrare nella maggioranza per disordinare l’estrema sinistra. Stessa sinistra che a fine discorso, lo applaude come il salvatore della patria. Gli stessi noti senatori «ribelli» hanno ribadito la loro fiducia puntualizzando però, subito dopo, il loro no a Tav, pensioni e rifinanziamento delle missioni militari all’estero. Non parliamo poi del senatore Pallaro che da buon figliol prodigo e dopo aver dissentito, assentito e cambiato opinione una ventina di volte nei due giorni precedenti il voto, viene accolto da cori di giubilo al momento della dichiarazione di voto. Ma dove siamo capitati? L’Italia avrebbe bisogno di altro che di questo triste e squallido teatrino, soprattutto in un momento dove ci dicono si registri una leggera ma significativa ripresa economica. Speriamo che il secondo atto sia l’ultimo di questa squallida commedia targata Prodi & Co.