L’Italia non piace più Ora gli immigrati preferiscono la Cina

I «fratelli d’Italia» aumentano e tanti parlano straniero. Sono cinque milioni nel nostro Paese, almeno altri 500mila - ma la cifra va per difetto - irregolari. Dall’unità del Belpaese, ricorreva l’anno 1861, sono cresciuti di cinquanta volte. Forza lavoro, linfa vitale per la crescita, per poter pagare pensioni e ringiovanire il popolo raccontano sapienti analisti; qualcun altro, soprattutto chi il lavoro lo perde o la casa popolare non la trova perché spetta prima al «rifugiato», sosterrebbe il contrario.
Ma come in una nemesi storica, si invertono ruoli e destini. A Adesso sarà la Cina, paese che ci ha relato centinaia di migliaia di immigrati, a subire l’immigrazione. Toccherà anche al Giappone, alla Corea del Sud, alle Filippine assorbire i nuovi argonauti. A livello mondiale i migranti sono arrivati a quota 214 milioni.
Le cifre snocciolate dal rapporto Caritas raccontano questo nuovo mondo globale, dove la bossiana Padania somiglia a un granello di sabbia di fronte a un circuito di «migrantes» che trasforma il globo. «La popolazione immigrata - recita il dossier - è più giovane, incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative, è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territoriale e anche la disponibilità a inserirsi in tutti i settori lavorativi: complessivamente rende più di quanto costi alle casse dello Stato. Sono loro il volano per il nostro sviluppo», concludono gli esperti. Numeri decisivi, guardandola almeno in termini matematici. In Italia gli immigrati rappresentano circa il 10 per cento della forza lavoro, assistono 2,5 milioni di famiglie, diventano sempre più cittadini italiani (66.000 nel 2010 e oltre 600.000 nel complesso), incidono per il 7,9 per cento sul numero totale degli iscritti a scuola, si sposano con gli italiani (257.762 matrimoni misti fra il 1996 e il 2009), mentre sono 650mila gli stranieri di seconda generazione nati sulla Penisola.
Da noi poi la migrazione si sparge a macchia di leopardo. Chi coltiva i campi nel Belpaese? O raccoglie frutta e ortaggi? A queste domande risponde la Confederazione italiana agricoltori: in 15 anni il numero di stranieri occupati nel settore è quadruplicato, passando dai 52 mila del 1995 ai 197 mila del 2010, oggi pari a circa il 20% degli occupati del comparto.
Poi ecco l’Italia «conquistata». Solo in Lombardia gli immigrati (e si parla di regolari) sono più di un milione, in Emilia- Romagna rappresentano oltre l’11 per cento dei residenti e via via passando dal Veneto, al Piemonte al Trentino, al Lazio, alla Campania. La comunità straniera più rappresentata, con circa 1 milione di presenze, è quella romena, cui segue la comunità albanese che conta 491 mila persone seguita a ruota da quella marocchina con 457 mila persone. Tra i Paesi asiatici la dominano i cinesi, con 201 mila presenze; tra i paesi sub-sahariani vincono i senegalesi (77 mila «ospiti) mentre tra i sudamericani la comunità peruviana, con 95 mila residenti è la più numerosa.
Le cifre dicono più delle parole. Sui banchi di scuola a seguire le lezioni dell’anno 2010-2011 ben 82.535 alunni con cittadinanza non italiana, pari al 14% degli iscritti totali mentre si registra che quasi la metà (44,7%) degli alunni stranieri è nata nel Belpaese. Anche nei nidi la presenza è in crescita, con un 9,2% rispetto all’8,2% dell’anno precedente.