L’Italia notturna di Addamiano

«La sensazione di Milano, Napoli, Bari, Roma. La sensazione di Vicenza, Verona, Venezia, Palermo, Cefalù, Siena, Siracusa, Modica, Taormina. La sensazione in blu, in rosso, in giallo». Natale Addamiano insiste sul vero, sul colore, sulla sensazione e sulla poesia. La sua arte parte dal vero, dal vero prende forma la sua pittura, dall’emozione del vero arriva la sensazione del colore sulla tela.
Dopo aver guardato per due anni i panorami urbani in giro per l’Italia, l’artista pugliese, da anni a Milano dove è titolare della cattedra di Pittura a Brera, presenta nella città adottiva la sua nuova fatica: «Notturno Italiano. La pittura e le città della poesia»: ottanta tele di piccolo e grande formato esposte fino al 17 febbraio alla Casa del Pane, l’ex casello daziario di Porta Venezia. «Venticinque città, panorami urbani catturati nell’attimo dell’imbrunire - spiega l’artista -, vedute e tetti di cupole che s’incendiano di rosso nel fuoco del tramonto, monumenti e finestre illuminate nella notte fonda, riflessi di lampioni nell’acqua dei fiumi che cedono i propri colori sopraffatti dall’avanzare di un buio trafitto di stelle e di luci».
Così la sensazione in blu del Vaticano, il rosso caldo del Colosseo visto dall’alto, lo specchio di luna di una Napoli crepuscolare o il gioco di azzurri del mare chiaro subito dopo il tramonto. Da Roma a Torino, da Milano a Napoli, e poi a Modica, Genova, Molfetta, Taormina e via viaggiando, osservando, dipingendo. La sensazione di Milano ci accoglie nella prima sala espositiva. «Ho voluto prendere di petto il Duomo - dice Addamiano -, in tutte le tele dedicate a Milano il soggetto è il Duomo, le vibrazioni delle luci sono diverse, come le emozioni». Così la liricizzante astrazione del soggetto attraverso il colore, caratteristica della pittura dell’artista, si rivela nelle diverse espressioni pittoriche sulla città meneghina. «Nelle ultime due tele il primo piano del Duomo viene tolto dalle altre descrizioni». Già, perché il desiderio ultimo di Addamiano è «portare a maggior astrazione».
Da qui il continuo allenamento con il vero, la conoscenza, la sperimentazione e il dipingere en plain air. Per questo l’artista critica gran parte dell’arte contemporanea: «Questo continuo scimmiottare dei giovani pittori che prendono a modello troppo spesso la fotografia». L’invito alle nuove generazioni è di «essere più umili e un po’ più attenti alla lettura del vero. Perché, anche se informale o astratto, l’artista deve stare sempre dentro la grande pittura».