L’Italia ora manda rinforzi a Kabul

Il governo approva l’invio di elicotteri e blindati per
la sicurezza del contingente. Ma la sinistra radicale è già in trincea

Roma - È necessaria più protezione per i nostri militari, perché la missione in Afghanistan potrebbe comportare «un possibile non breve periodo di permanenza». Sono queste le due indicazioni del massimo organo della Difesa nazionale, il Consiglio supremo riunito ieri al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Romano Prodi, Massimo D’Alema, il capo dello Stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo di Paola e i ministri Parisi, Amato, Padoa-Schioppa e Bersani.
Indicazioni che si concretizzeranno con l’invio di mezzi militari da combattimento in Afghanistan: elicotteri A-129 Mangusta e veicoli corazzati Dardo. Questa la decisione del Consiglio supremo, che aprirà da oggi un intenso dibattito nella maggioranza, dal momento che Rifondazione si è esposta in questi giorni per dire «mai» all’invio dei Mangusta.
Secondo quanto emerge al di là del comunicato del Quirinale, la Difesa invierà in Afghanistan quattro o cinque elicotteri d’attacco già impiegati in Kosovo e in Irak, provenienti dalla brigata Aeromobile Friuli. Possono avere la funzione di esplorazione e scorta, sono corazzati e armati di missili, razzi e una mitragliatrice pesante.
Proprio sull’invio dei Mangusta in Irak, nel 2005, il centrosinistra aveva presentato un’interpellanza al ministro della Difesa, primo firmatario l’attuale viceministro dell’Interno Marco Minniti, per sapere chi ne aveva deciso l’invio, in occasione della morte del maresciallo Simone Cola.
Gli elicotteri saranno affiancati dai Veicoli corazzati da combattimento (Vcc) Dardo, dotati di cannone da 25mm e mitragliatrice, in grado di trasportare una squadra di fucilieri. In Afghanistan verranno inviati, a quanto si apprende, i relativi equipaggi oltre ai tecnici per la manutenzione. A breve termine potrebbero poi essere impiegati nella missione afghana due aerei senza pilota Uav Predator.
«Il Consiglio - si legge nella nota del Quirinale - ha esaminato la modalità di attuazione dell’impegno assunto in Parlamento per il rafforzamento delle misure di protezione del contingente italiano, nella conferma del carattere della missione e della previsione di un possibile non breve periodo di permanenza».
Al Quirinale si è parlato anche della missione in Libano, e dell’esigenza di «intensificare l’azione politica e diplomatica».
Ieri Severino Galante del Pdci ha ribadito che «uomini e mezzi non si cambiano», mentre Russo Spena ed Elettra Deiana (Prc) chiedono al governo di riferire alle Camere sull’indiscrezione secondo cui l’Italia «avrebbe aderito al progetto di scudo antimissile americano».
Rimane poi sempre in piedi la polemica con Emergency per l’arresto del mediatore del sequestro di Daniele Mastrogiacomo, Rahmatullah Hanefi, da parte del governo Karzai. Il fratello, Haji Ahmadullah Hanefi, ha dichiarato che «il governo italiano non può tirarsi indietro», mentre Emergency ha annunciato che potrebbe abbandonare l’Afghanistan se essere dipendenti dell’organizzazione «costituirà un reato».