L’Italia ovale contro gli Usa trova solo il risultato

NelsonUna partita di “mischiatutto” che se non altro serve ad assolvere la pratica. Quattro mete agli Stati Uniti, 27 a 10 il finale. Più difficile del previsto nel complesso con la quarta meta, una “tecnica”, arrivata a un quarto d’ora dalla fine. Si sorride solo per quello, meno pensando in prospettiva alla sfida tra cinque giorni con l’Irlanda “ammazzagrandi”. Il passaporto per Dunedin è in regola. Ora bisogna passare la frontiera con l’Irlanda che, a differenza nostra, il bonus con gli americani non l’ha strappato. Con gli States alla fine una partita che lascia sul tavolo gli interrogativi di sempre. Si va in vantaggio, grazie al talento e alla lettura tattica di Sergio Parisse. Il solito avanzamento del pack, poi la trasformazione del gioco per linee esterne con il capitano pronto a raccogliere e a tagliare in due la difesa avversaria.
Bene l’inizio, meno bene il resto. O’Sullivan chiede ai suoi di attaccare gli azzurri per vie centrali. Conosce il tallone d’Achille ed è lì che gli Usa passano. Orquera, Canale e Garcia non prendono le misure sulla corsa di Emerick e sul sottomano che innesca la corsa di Wyles. La meta ha l’effetto di un brivido che corre lungo la schiena degli azzurri. Ritornano in mente i vuoti contro la Russia e ci si affida allora allo stellone della mischia. Gli Stati Uniti sono poca cosa ma costringono la squadra di Mallett agli straordinari. Il capitale è ancora la mischia ma gli interessi non maturano neanche quando le eagles perdono le penne per il giallo del moglianese Stanfield. Pochi i palloni di qualità, ancora meno le occasioni di una certa nitidezza. A sbrogliare ci pensa allora Orquera che con una corsa tagliata col bisturi trasforma in oro la poca consistenza dell’avanzamento azzurro. Nel finale del primo tempo, la meta di Castrogiovanni, monumentale e meritato “mvp” del match.
Mischiatutto appunto. Dietro c’è ancora molto da fare pensando alla partita della vita con Irlanda. Non solo con il pallone in mano, ma anche pensando alla fase difensiva di un sistema che appare ancora lontano dal punto di equilibrio. Sarà l’ultimo sforzo di Mallett. Il successore, Jacques Brunel, dubita che gli Irish saranno in grado di offrire contro gli azzurri un’altra prestazione “monstre” dopo quella con l’Australia. Non resta che sperare che abbia ragione.