L’Italia ovale al primo test mondiale

da Roma

Oggi i 150 punti e le 22 mete a una rifilate nelle due sfide contro Portogallo e Russia per staccare il biglietto per la Francia non fanno notizia. Archiviata la pratica di una qualificazione mondiale mai così scontata, il rugby italiano scoprirà se davvero è tutto oro quello che luccica. Contro i vicecampioni del mondo dell'Australia (ore 15, Stadio Flaminio - diretta su La7), gli azzurri di Pierre Berbizier si presentano al primo vero esame di una stagione lunga che li porterà fino al debutto iridato di Marsiglia contro gli All Blacks. Una settimana fa, i Wallabies hanno pareggiato contro il Galles nella prima uscita del loro tour. Un po' come ha fatto l'Italia durante l'ultimo Sei nazioni quando al Millennium qualche errore di troppo dalla piazzola ci ha tenuto lontano da una storica affermazione in casa dei Dragoni.
Se nel rugby valesse la proprietà transitiva, il gioco sarebbe fatto. Ma in mischia non è sempre tutto così scontato. E per favore non si dica che l'Australia, che scende per la seconda volta nella sua storia sull'erba del Flaminio, sia una squadra all'insegna degli esperimenti. È vero, Connolly sta facendo prove tecniche di mondiale ma a guardare la lista solo Palu e Shepherd sono le vere "new entry" della squadra. Per il resto ci sono tutti, tranne Gregan (127 presenze) che comunque potrebbe rientrare in ballo per le prossime selezioni.
Gli azzurri continuano sul percorso già tracciato da Berbizier dopo il tour estivo in Giappone e alle Fiji. Devono fare i conti con l'assenza pesante di Andrea Masi e con quella dell'ultima ora di Fabio Ongaro. In terza linea, accanto a Parisse e Mauro Bergamasco, Berbizier rispolvera Zanni per aumentare la dose di dinamismo. In mediana arriva la conferma di Pez con Peens ad estremo perché con questa Italia c'è sempre bisogno di qualcuno che trasformi i calci in punti. Il rischio? Soffrire oltre misura i primi minuti della sfida. Saper restare in partita come nel corso dell'ultimo Sei nazioni, potrebbe, oggi più che mai, davvero riservare gradite sorprese.