L’Italia è ovale, speriamo che lo resti

La palla è ovale. Per il momento. C’è il rischio che diventi tonda e che, dunque, faccia la fine della sua parente. L’Italia ha scoperto quanto sia bello il rugby, l’ha scoperto vincendo, secondo (mal)costume popolare, perché fino all’altro ieri le buscavamo dovunque e comunque e allora chi si occupava di questa disciplina finiva in ultima fila, posti in piedi, una notizia in breve e pedalare.
Adesso le cose stanno incomiciando a cambiare, battuta la Scozia in casa sua, battuto il Galles a Roma, sta a vedere che è una cosa seria. E se è seria perché non approfittarne? Ecco il rischio, lo sfruttamento, la corsa al quattrino, alla gloria facile, agli abbaglianti, tutta roba che non ha nulla a che fare con il rugby. Che conserva invece il suo spirito dilettantistico, la sua essenza fresca, forte e forzuta, che trova origine nella filosofia del gruppo non del clan, del collegio non della lobby, che nei Paesi britannici esiste e resiste da trecento anni ma qui da noi fa ancora fatica a farsi conoscere e riconoscere, non portando a facili guadagni, prevedendo invece la sofferenza e il sacrificio. Perché una mischia e un placcaggio sono elementi del gioco, a differenza del fallo tattico e della gomitata in faccia, perché il rispetto dell’avversario, prima e dopo la sfida, è un comandamento celebrato nel terzo tempo, il momento che riunisce vinti e vincitori, a tavola e non davanti alle moviole, a far baruffa.
Il rischio, allora, è quello di calcistizzare il rugby, come è avvenuto con il tennis e con la pallacanestro, ascoltando certe telecronache esaltate e incompetenti, o le urla di un tifo canaro e volgare e ancora i prezzi stralunati (i bagarini chiedevano 450 euro per un biglietto di tribuna, ieri al Flaminio di Roma). La nazionale azzurra ha spiazzato i pronostici e conquistato anche gli scettici e ignoranti, ora può essere lo stimolo per la crescita di un settore finora marginale e confinato in provincia, deve spingere a investire nei settori giovanili e non, come è stato fatto in passato, nei grandi nomi stranieri che strozzano il vivaio, inducendo i ragazzi ad abbandonare questo sport e portando al fallimento di progetti spesso speculativi.
Il rugby intanto continua a dare lezioni di comportamento ai parenti del football, secondo lo slogan divertente ed emblematico che divide le due discipline: il calcio è sport di gentiluomini praticato da hooligans, il rugby è sport di hooligans praticato da gentiluomini. Bella immagine antica, che va difesa da qualunque attacco e contaminazione, a costo di legarci, abbassare la testa ed entrare in mischia.