L’Italia è al palo. E Visco aumenta le tasse

da Roma

L’economia mondiale gira, quella europea cresce, solo l’Italia resta ferma al palo. Il Fondo monetario internazionale, nel primo aggiornamento al World Economic Outlook, ha sintetizzato in questo modo le dinamiche di sviluppo globali rivedendo al rialzo le stime sull’incremento del pil mondiale nel 2007 e nel 2008 dal 4,9% dello scorso aprile al 5,2 per cento.
La diagnosi. «Nell’area euro - ha sottolineato l’Fmi - la crescita si è mantenuta al di sopra delle previsioni. Si è avuto qualche segnale che l’aumento della domanda interna sta giocando un ruolo più centrale nell’espansione economica». Si tratta di un’annotazione non superflua perché in una fase di lieve rallentamento degli Usa (le stime 2007 sono state di tagliate di 0,2 punti al 2%), Eurolandia sta dimostrando di non essere al traino di Washington e dei mercati asiatici.
I numeri. L’incremento del pil dell’area euro è atteso al 2,6% quest’anno (+0,3 punti) e al 2,5% (+0,2) nel 2008. Tutto merito della Germania la cui crescita è stata rivista di 0,8 punti per il 2007 al 2,6% e di 0,5 punti al 2,4% l’anno prossimo. Ma si sono distinte anche la Spagna (+0,2 al 3,8% nel 2007) e la Francia (+0,2 al 2,2% nel 2007 e -0,1 al 2,3% nel 2008). Le stime italiane non sono state cambiate e il nostro Paese resta in coda con un +1,8% nel 2007 e un +1,7% nel 2008. Il vicedirettore del dipartimento Ricerca dell’Fmi, Charles Collyns, ha precisato che «si continua a seguire la situazione italiana» e che «la riforma previdenziale non avrà un impatto sui conti quest’anno ma riguarda il lungo termine». Ma non sono mancati gli elogi alla politica di Sarkozy o alla capacità di tenuta tedesca nonostante la stretta sull’Iva.
«Crescita modesta». L’Italia, quindi, è stata rimandata a settembre. E considerato che sulla base dei dati relativi a produzione, inflazione e investimenti non sono cambiate le previsioni bisogna tornare all’Outlook dello scorso aprile. «Crescita modesta e debole competitività - diceva l’Fmi - rafforzano le preoccupazioni sulla sostenibilità delle politiche fiscali», mentre il miglioramento del deficit «è dovuto per la maggior parte all’aumento delle entrate che al più stretto controllo della spesa».
Entrate in aumento. Due temi che ieri il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha affrontato nel corso di un’audizione alla Camera. Per quanto riguarda la pressione fiscale si è trattato di un magnificat delle politiche dell’entrata: +6% nel primo semestre, 12 miliardi in più rispetto alle previsioni della Finanziaria e 2 miliardi rispetto a quelle del Dpef. Ma l’evasore è sempre in agguato perché in Italia, secondo l’esponente diessino, c’è una «pandemia», un virus che toglie ai contribuenti la volontà di pagare le imposte.
Promesse e stangate. Visco non ha voluto attirarsi le solite antipatie e ha precisato come sia «necessario che i primi passi di riduzione del carico tributario possano avvenire con la Finanziaria 2008». Ormai il viceministro è aduso a queste dichiarazioni di buona volontà anche se da Londra il titolare del Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa, lo ha prontamente stoppato: «È troppo presto per ridurre l’Irpef». Quindi poche cose sono destinate a cambiare perché se Tps non vuol sentir parlare di tagli alle tasse, per il suo vice il taglio dell’Ici «non è una priorità». Quindi di toccare le due imposte che pesano maggiormente sui contribuenti non se ne parla, «anzi non sarebbe male passare dal 12,5 al 20% per la tassazione delle rendite finanziarie». E, come ha detto Visco, ogni discorso di questo tipo deve essere organico a una riduzione della spesa corrente che in Italia «è come rimettere il dentifricio nel tubetto». Solo in questo modo, si può «centrare l’obiettivo di riduzione delle aliquote». A proposito, ieri la Camera ha dato l’ok al decreto «tesoretto» che non taglia le spese ma le aumenta. All’Fmi dovranno aspettare ancora.