L’Italia della paralisi Tre agitazioni al giorno in meno di due anni

Proteste attuate come prova di forza tra sindacati o per premere sulle forze politiche

Gian Maria De Francesco

da Roma

Quasi tre scioperi al giorno nei 18 mesi compresi tra gennaio 2005 e giugno 2006. È quanto ha certificato la Commissione di garanzia sugli scioperi nella relazione annuale sottolineando che dall’inizio dell’anno scorso alla metà di quello corrente sono state effettuate 1.590 proteste di rilevanza nazionale o locale. E poteva andare peggio: gli scioperi proclamati nel periodo si sono attestati a quota 2.621, quasi cinque al giorno.
Un’Italia conflittuale? Non è proprio così. Come ha sottolineato il presidente della Commissione, Antonio Martone, l’astensione dal lavoro tende a diventare sempre meno una forma di protesta e sempre più una sollecitazione alla classe politica o, ancora peggio, una sorta di gara tra sindacati. La proclamazione dello sciopero, ha affermato, viene considerata «non tanto come strumento di pressione nei confronti della controparte quanto piuttosto come un momento di competizione tra le diverse organizzazioni sindacali». Insomma, una gara a chi urla di più. Le rivendicazioni, ha aggiunto Martone, «sono rivolte non solo e non tanto alle aziende erogratrici del servizio quanto piuttosto nei confronti della classe politica perché il costo del servizio richiede il sostegno degli enti territoriali».
In molti casi, poi, è l’effetto-annuncio a creare disagio e a determinare frettolose retromarce. È il caso dei trasporti, il settore caratterizzato dalla maggiore conflittualità. Nel comparto aereo a fronte di 470 proclamazioni ne sono stati effettuati 137, mentre nel trasporto pubblico locale su 432 ne sono stati realizzati 258. Nel caso dell’aviazione, però, è sufficiente rendere nota la volontà di sospendere il servizio per determinare cancellazioni di voli e conseguenti ingorghi di passeggeri inferociti ai check in degli aeroporti. Nel 2006, spiega l’Enav (ente nazionale di assistenza al volo; ndr), sono state proclamate 80 ore di sciopero dai controllori del traffico aereo e ne sono state effettuate solo 4, per giunta a livello locale. Ma questo non ha impedito che nella maggior parte dei casi gli aerei non partissero ugualmente. «C’è una disponibilità dei sindacati a discutere», ha chiosato il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi.
Anche per questo motivo Martone ha messo in evidenza la «scarsa efficacia del sistema sanzionatorio» (in 18 mesi sono state irrogate multe per 280.150 euro), soprattutto per i lavoratori autonomi punibili solo tramite gli organismi rappresentativi e non individualmente. Per tutelare i diritti dei cittadini il presidente della Commissione ha chiesto di sperimentare nuovi istituti come il referendum preventivo, lo sciopero virtuale e la comunicazione preventiva dell’adesione da parte dei singoli.
I sindacati, però, non sembrano gradire. «Qualsiasi modifica della legge dovrà avvenire solo dopo un accordo tra le parti sociali», ha puntualizzato Annamaria Furlan, segretario confederale della Cisl. In buona sostanza, secondo la sindacalista è necessaria la concertazione anche sul diritto di sciopero mentre le tre proposte di Martone non sono «utili ai lavoratori». Se la Cisl è stata diplomatica, non è andato per il sottile Ugo Boghetta di Rifondazione. «Bisogna concretizzare il programma dell’Unione - ha dichiarato - e intervenire sulla Commissione che in questi anni si è accanita contro il diritto di sciopero dei lavoratori». Se il buongiorno si vede dal mattino.