L’Italia perderà un deputato a Strasburgo

da Roma

Nel “no” irlandese al trattato di Lisbona c’è anche un pizzico di amara sorpresa per l’Italia: la perdita di un eurodeputato a partire dalla prossima legislatura. Quello, per intendersi, che dopo aver minacciato il veto, Prodi era riuscito a riprendersi proprio nelle ultime ore dell’appuntamento nella capitale lusitana. All’articolo 9 del trattato, infatti, è scritto che l’Europarlamento è composto da 750 membri, più uno (il presidente). Aggiunta che fu sottoscritta dopo le riserve avanzate da Roma in un meccanismo di calcolo che ci aveva fatto perdere la parità storica con Francia e Gran Bretagna.
Nel voto della prossima estate potremo insomma eleggere 72 eurodeputati (non più 73), rispetto ai 78 votati nel 2004. Perché, caduto il trattato di Lisbona, si torna a quello di Nizza e dunque a 736 europarlamentari in complesso. Non sarà solo l’Italia comunque - se mal comune è mezzo gaudio - a doversi leccare le ferite. Anche i tedeschi potrebbero vedere scendere la loro quota (attualmente 99), ed è da mettere in conto anche una riduzione del numero di deputati Ue dei Paesi più piccoli (Malta, Cipro, Lussemburgo). Che a Lisbona avevano ottenuto 6 rappresentanti a testa, ma che ora si dovranno confrontare con le rispettive indicazioni demografiche.
In sostanza con la bocciatura del trattato di Lisbona non si perdono solo stabilità (un presidente per due anni e mezzo anzichè i semestri di guida affidati a ognuno dei 27), politica estera (un ministro comune) e decisionismo (basta con l’unanimità e via libera ad una maggioranza col 55% dei Paesi rappresentanti il 66% degli europei), ma anche europarlamentari e capacità decisionali dell’assemblea, oltreché un principio di sussidiarietà che rafforzava i Parlamenti nazionali. A meno che, di qui a gennaio al massimo, non si trovi una soluzione al momento imprevedibile.