L’Italia porta a casa tre punti preziosi Il resto da dimenticare

In gol De Rossi, Shashiashvili, Camoranesi e Perrotta. Ma soltanto quando si sono trovati in superiorità numerica gli azzurri sono riusciti ad avere la meglio sulla modesta Georgia

nostro inviato a Tbilisi
Prendiamo e portiamo a casa l’incasso, il risultato nudo e crudo. Sei punti in quattro giorni, tra Ucraina e Georgia, sono un fatturato da primi della classe. Ora la scalata del girone europeo, da riprendere a marzo del 2007, non è poi così complicata o addirittura impossibile. Tutto il resto possiamo lasciarlo qui in Georgia alla voce «materiale inservibile» senza alcuna nostalgia. Il 3 a 1 realizzato sul campo luccica sotto la pioggia ma non racconta tutta la verità sul conto dell’Italia che solo in superiorità numerica riesce a liberarsi della fastidiosa concorrenza della Georgia. È vero, Toni e soci sbagliano un paio di sigilli nel primo tempo ma la qualità del gioco è discutibile, molto discutibile e anche l’utilità dello schieramento provato (4-2-3-1) nell’occasione trasforma la difesa azzurra nel reparto più esposto agli spifferi e agli sprint generosi dei fratelli di Kaladze. Scontate le censure dirette a Nesta e compagnia. E invece sono altri i limiti traditi. Limiti tattici, con solo De Rossi a fare opposizione. Rotti gli argini con Camoranesi, è poi un vero giochino da bimbi passare sul 3 a 1 a metà della ripresa e infine conservare il controllo delle operazioni fino al termine. Ecco perché non è il caso di trasformare questo viaggio in Georgia in una sorta di memorabile successo.
I dubbi improbabili di Donadoni si dipanano sotto la pioggerellina di Tbilisi e descrivono la Nazionale attesa dai giornali secondo lo schema alla Lippi o alla Spalletti per capirsi. E fin qui niente di speciale da raccontare. L’unica novità semmai è nel plotoncino dei supplenti in panchina: all’appello manca Del Piero, dirottato in tribuna, c’è al suo posto Iaquinta, uno che incanta solo in allenamento. La Georgia ha una partenza coraggiosa: gioca con due ali larghe e un centravanti-boa, tre centrocampisti alle spalle e il quartetto comandato da Kaladze a guardia del bidone. Quando attacca a testa bassa sembra trovare molti valichi, persino troppi nel centrocampo azzurro presieduto dall’isolato De Rossi in qualità di guardiano. I due gol a distanza di 8 minuti l’uno dall’altro, sono più occasionali che cercati. Il primo, dell’Italia, è un destro potente di De Rossi dalla distanza (20-22 metri) che l’erba umida trasforma in un proiettile imprendibile; il secondo, della Georgia, è un sinistro a incrociare del terzino Shashiashvili mentre tutta la squadra campione pasticcia sul rinvio. La verità, dolente, è la seguente: la Nazionale è messa male, in campo.
Da quel momento, metà della prima frazione, l’Italia inventa una prova decente e si procura – perché la differenza tecnica coi bianchi di Tbilisi è palese - almeno tre occasioni per tornare al comando del risultato. Su una Toni firma una girata spettacolare (a tanto così dal bersaglio), sull’altra stecca davanti alla porta, sulla terza non arriva per un soffio su una palletta di Di Natale. La Georgia, che pure è poca cosa, commette errori clamorosi e disimpegni pittoreschi, si procura con l’altro terzino, Zurab Khizanishvili un palo che scuote la tranquillità di Buffon e della panchina azzurra. Appena la fatica sottrae lucidità ai georgiani, e l’arbitro interviene con un secondo giallo inflitto a Kankava (vale l’espulsione), la sfida prende l’indirizzo più noto, dell’Italia campione del mondo. Bastano due minuti di superiorità numerica e un triangolo disegnato con precisione da geometra per far maturare dall’albero il raddoppio. Lo spunto è di Pirlo, Di Natale scodella un cross come si deve, Camoranesi di testa chiude nell’angolo. Più tardi la replica della giocata vincente è persino troppo facile e passa attraverso l’incursione di Zambrotta, la preparazione di Camoranesi e la stoccata di Perrotta a colpo sicuro. 3 a 1 e secondo successo consecutivo dell’Italia di Donadoni. Nel frattempo si procede ai cambi per risparmiare Pirlo e Cannavaro i più provati. La serata, aperta da un balletto strepitoso, si chiude con l’invasione solitaria di un giovanotto che viene circondato e picchiato in modo selvaggio dal servizio di sicurezza mentre il pubblico, solidale, lancia oggetti.