L’Italia prenota un posto al sole per l’Expo di Shanghai

Shanghai Un padiglione tutto italiano di 6mila metri quadrati per l'Expo Internazionale 2010 di Shanghai. L'annuncio, dato dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, durante la sua missione in Cina, è stato confermato dal commissario straordinario del governo per l'evento cinese, Beniamino Quintieri. «Shangai 2010 - ha detto Urso - coinciderà con la ripresa dell'economia mondiale, vale a dire, e ce lo auguriamo tutti, la primavera del 2010. Una ragione in più per parteciparvi in modo adeguato. Il governo, in collaborazione con l'Istituto per il commercio estero (Ice) ha lanciato un programma di promozione della presenza italiana alla prestigiosa rassegna internazionale, che proseguirà anche dopo la sua chiusura, proiettandosi verso Milano 2015. Shanghai - ha ricordato Urso - è il cuore dell'industria cinese e asiatica. Milano lo è di quella italiana e in una certa misura europea. Inoltre le due Expo hanno temi portanti comuni come la qualità della vita, lo sviluppo e l'ambiente».
A Shangai era presente anche Fiera Milano con il direttore centrale Shahin Javidi. «Abbiamo costituito una joint venture con la Fiera di Hannover, la Hm Global, di cui deteniamo il 49% - ha detto Javidi - per rafforzare ulteriormente la nostra presenza in Cina. È il primo passo di un ambizioso progetto di sviluppo internazionale. Il prossimo step sarà l'India. Seguiranno poi nei progetti Brasile e Russia».
Nell'ultimo incontro che il sottosegretario ha avuto con le autorità di Shangai si è parlato anche del rinnovo del parco autobus pubblici, tutti rigorosamente ecologici, proprio in vista dell'Expo 2010. Un'opportunità per Fiat, già presente nella regione con due insediamenti produttivi. L'omologo di Urso, il vice ministro per il Commercio estero, Xiao Zhun, è tornato poi su Finmeccanica. Oltre agli elicotteri AgustaWestland, infatti, i cinesi sono interessati ai piccoli aerei per il trasporto civile. Ma sono le aziende asiatiche a tenere banco di questi tempi, dopo la recente acquisione del marchio Sergio Tacchini da parte del gruppo Hembly, quotato a Hong Kong.
Il vice ministro, per l'occasione, ha voluto sottolineare: «Siamo i primi creditori al mondo degli Stati Uniti - ha detto - con titoli per 600 miliardi di dollari nelle nostre casse, mentre le nostre riserve valutarie ammontano a oltre 2mila miliardi di dollari». «I cinesi vedono l'Italia come il Paese della qualità della vita - ha detto poi Urso - e intendono cooperare con noi anche nei campo di tecnologia e ambiente». E forse vogliono comprarsela, l'Italia. Ma questo Urso non l'ha detto.