L’ITALIA RICONQUISTA GLI ITALIANI

Tony Damascelli

Ventiquattro milioni davanti alla tivvù. In Italia, lunedì sera, ore ventuno. Altri dodici, sempre milioni, in Germania, stessa ora, quasi tutti tedeschi. Non conosco i dati degli altri Paesi, dovunque e comunque. Ma l’esordio della nazionale azzurra ha raggrumato tutto il mondo possibile, a conferma che non c’è club, non c’è coppa dei Campioni o affine, che riesca nella stessa impresa, perché se Sanremo è Sanremo, l’azzurro Italia è azzurro sempre e a prescindere. Non c’entrano gli scandali, la crisi di rigetto ai verbali, alle intercettazioni, ai mostri in prima pagina e a seguire. C’entra la passione per la squadra che alla fine riesce a mettere tutti assieme, con qualche scoria da eliminare o da compatire. Ventuno milioni duecentosedicimila spettatori su Rai 1, con uno share del 67,48 per cento e picchi superiori al 71, non sono record perché a Italia ’90 l’esordio con l’Austria fece registrare 23 milioni e 929mila spettatori ma nelle notti magiche della Nannini-Bennato, non c’erano ancora Sky e le sue belle gioie, che oggi assediano con la telemaratona di venticinque ore (si svegliano un’ora prima). C’era mamma Rai e basta, c’era Bruno Pizzul senza concorrenti in contemporanea. Altre volte l’Italia fece boom all’esordio, contro l’Irlanda oltre 20 milioni, nel ’94, contro l’Ecuador quasi 19 milioni nel mondiale giapponese a Sapporo nel 2002, ma l’orario non favoriva adunate oceaniche, erano le 13 e 30 ora nostra e pure di lunedì.
Resistono in assoluto le cifre di Italia-Argentina, semifinale a Napoli nel 1990, con 27 milioni e 535mila spettatori e 87,23 per cento di share, stremati da supplementari e rigori; a seguire Italia-Bulgaria, a Usa ’94, quasi 26 milioni e 85,82 di share e al terzo posto, Italia-Usa, di nuovo nel ’90 con 25milioni e 886mila spettatori con l’85,82 per cento di share.
Il dato attuale è fragoroso perché smentisce i birignao degli inquilini della Capalbio pallonara, di quelli che alla vigilia avevano annunciato di snobbare Lippi e soci per tifare Ghana perché, dicono, adducono, giurano, che bisogna proteggere le minoranze «ma poi, al bar, non bevono mai il tamarindo e la sanguinella» (cito Beppe Viola). I soliti noti «intellettuali» de noantri, attori, registi, anche giornalisti vicini di casa e di ufficio, gente che sabato prossimo si troverà di fronte a un dubbio amletico, angosciante: tifare ancora per l’avversario dell’Italia? Ma trattasi degli Stati Uniti d’America, la nazionale di Bush. Giammai. Dunque forse sabato sera Grillo Beppe e gli altri della compagnia, organizzeranno un girotondo, si regaleranno altro, soprattutto lo regaleranno a chi ha voglia di divertirsi con il pallone. D’accordo, forse è tanto, in alcuni casi è troppo. Ma almeno è roba tutta italiana, senza incursioni forestiere. Appuntamento a sabato sera, per battere il record. E anche l’America.