L’Italia s’è desta e si mette in mostra

Dopo quasi cinquant’anni di silenzi, giustificati come reazione al nazionalismo fascista e certamente dovuti alla sconfitta militare, una ventata di patriottismo, in gran parte spinta dal presidente Ciampi, ha fatto moltiplicare le iniziative culturali sulle vicende seguite all’Unità d’Italia sino alla grande guerra. E si sono moltiplicate anche le mostre nella sede del Vittoriano a Roma, ove un museo permanente testimonia le glorie d’Italia. Un dovuto risarcimento al disfattismo nato nel dopoguerra.
Ed è in occasione del terzo cinquantenario dell’Unità che prende avvio una serie di eventi i quali - da qui al 2011 - hanno come tema la ricostruzione storica del processo unitario attraverso un ricco calendario di mostre. La rassegna inaugurale - «Le radici della Nazione. Simoli di appartenenza» - si apre al Vittoriano il 2 giugno. Presieduta da un autorevole comitato di esperti, l’esposizione si avvale di una molteplice documentazione storica - dalle più prestigiose fonti letterarie agli stendardi e alle insegne degli antichi Stati, dalla pittura alla scultura, alle arti popolari e visive - che ripercorre un cammino di otto secoli verso l’anno 1861 quando le tante Italie si riunirono sotto un unico vessillo: tratti distintivi che confluiscono nella tradizionale iconografia della stessa Italia, una figura femminile che il Canova rappresenta drappeggiata all’antica e con il capo turrito nel bozzetto del monumento commemorativo di Vittorio Alfieri.
E dagli albori all’omaggio ai patroni d’Italia, san Francesco d’Assisi e santa Caterina da Siena, alle musiche di un’Italia che si apre timidamente al turismo enfatizzando le sue bellezze in affiches publicitarie, nelle cartoline e negli album fotografici dei gloriosi Alinari. Ma sono soprattutto i dipinti metafisici con le piazze deserte di De Chirico e l’interventismo futurista che esalta il tricolore nelle tele di Balla e Depero, a conferire un’aura di modernità a questa mostra sulle nostre memorie.

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