L’Italia secondo De Pisis e De Chirico

Carla Valentino

Dai vibranti fiori di Filippo De Pisis agli splendidi ritratti di Giorgio De Chirico: quarantacinque dipinti di artisti italiani dagli anni Venti agli anni Quaranta in una mostra di grande qualità, con opere capaci di attrarre ed emozionare profondamente i visitatori, in un ambiente raccolto, di rara suggestione naturale. Nell’antico Castello sul mare di Rapallo, l'esposizione «L'Italia quotidiana tra De Pisis e De Chirico», curata da Mariastella Margozzi, storico dell'arte della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, in soli quattro giorni di apertura ha registrato oltre 700 visitatori. «La nostra scelta di fondo - sottolinea il sindaco di Rapallo Armando Ezio Capurro - è puntare su poche mostre all'anno di alto livello anziché su più eventi di minore importanza».
Tema della mostra è la vita quotidiana del periodo compreso tra la fine delle avanguardie e la seconda guerra mondiale: l'epoca cioè in cui il movimento artistico Novecento si intreccia alla politica culturale ufficiale del regime fascista, finendo per subirne in seguito la stessa sorte di generale condanna e desiderio di dimenticare. Ma negli ultimi due decenni è incominciato un processo di rivalutazione dell'arte di quel periodo. Come scrive Mariastella Margozzi, gli artisti di allora hanno espresso «la poetica dell'ordine, del ritorno alla solida tradizione italiana, dell'esaltazione dei valori sociali ritenuti in quel momento prioritari: la famiglia, il lavoro, la Patria».
Sono proprio questi i temi che troviamo in mostra, divisi in quattro sezioni (natura morta, figura, paesaggio e ritratto) lungo il filo conduttore del quotidiano: immagini antiretoriche e antieroiche, atmosfera familiare, paesaggi tra neoimpressionismo e «Realismo magico», in un periodo reso complesso dalla grande diversificazione poetica e stilistica.
Nella sezione delle nature morte, intitolata «Tra realismo e poesia del quotidiano» spicca «Fiori» di De Pisis del 1927, risalente al periodo parigino, in cui l'artista, a contatto con le opere degli impressionisti francesi, predilige colori chiari per trasformare l'impressione visiva in raffinata poesia con pennellate fresche e rapide. Sempre di De Pisis è la «Natura morta con pipa e libri» del 1936. Si spazia dagli «Asparagi» (1928) di Achille Funi al rosso squillante delle «Aragoste» (1932) di Pasquarosa Bertoletti Marcelli, a «Fiori secchi (Omaggio a Vermeer)» del 1940, in cui Mario Mafai sviluppa un tema ricorrente nelle sue opere.
La sezione dedicata alla figura propone il tema del dialogo e della comunicazione interpersonale. Nei due quadri di Giacomo Balla, «Noi quattro allo specchio» (1945) e «Non mi lasciare» (1947) sono luce, colore e sentimento a formare l'atmosfera. «Bacco all'osteria» (1936) del pittore russo italianizzato Gregorio Sciltian si ispira in chiave domestica al celebre dipinto di San Luigi dei Francesi, mentre Fausto Pirandello reinterpreta le classiche «bagnanti» per esprimere sudore e fatica in «Le lavandaie» (1940 circa). Renato Birolli in «Giocatori di polo» del 1933 per le figure che intrecciano le mazze da gioco riprende il modello compositivo della quattrocentesca «Battaglia di San Romano» di Paolo Uccello.
I paesaggi spaziano dal postdivisionismo di Antonio Discovolo in «Tra gli ulivi» (1926), in cui toni verdi, bruni e argentei evocano la serenità della campagna intorno ad Assisi, al primitivismo di Achille Lega ne «Il botro» (1930), che fonde rigore compositivo e recupero della tradizione. Suggestivi i «Tetti di Roma» (1934-1935 circa) di Fausto Pirandello, a colori ocra e terrosi, il Paesaggio (1947) di Carlo Carrà che raffigura la campagna della Val Sesia, «La fila per l'agnello» (1942) di Giacomo Balla, descrittivo dei disagi imposti alla popolazione romana dalla guerra.
Affascinanti i ritratti, dal cromatismo del «Ritratto della fidanzata» (1920) di Cipriano Efisio Oppo alla commozione creata dalla luce diretta e riflessa ne «La figlia del pittore» (1939) di Giacomo Balla. De Chirico è presente con «Ritratto di Isa in abito nero» (1935), che raffigura la moglie del pittore non nelle vesti di Alcmena o Diana come spesso altrove ma in versione quotidiana, in posa di elegante naturalezza, e il capolavoro «Le amiche» (1940), che ritrae la moglie insieme alla cognata Maria Morino ispirandosi al naturalismo dei maestri del Barocco.
La mostra resta aperta fino al 25 giugno. Orari: martedì, mercoledì, giovedì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19; venerdì dalle 15 alle 22; prefestivi e festivi dalle 10 alle 22; lunedì chiuso.