L’Italia è sempre più isolata e il premier canta vittoria

Ricordate quando, per definire una ragazza insignificante che alle feste veniva ignorata da tutti, si diceva che «faceva tappezzeria»? Ecco, a Romano Prodi, al G8, è toccata proprio questa parte, perché un anno di governo delle sinistre ha reso l’Italia isolata ed irrilevante in un mondo che cambia. Quando al comando c’era Silvio Berlusconi, eravamo considerati, insieme con la Gran Bretagna, i migliori alleati dell’America in Europa e in virtù di questo avevamo una certa voce in capitolo nei grandi consessi. Adesso Bush, durante il suo giro d’Europa, fa tappa a Roma solo perché vuole far visita al Papa e non avrebbe potuto decentemente evitare di incontrare anche Prodi, ma non a caso sull’agenda ci sono più argomenti conflittuali, come i casi Calipari e Abu Omar, che temi su cui i due Paesi possono utilmente collaborare. Al rapporto preferenziale con gli Stati Uniti, Prodi e D’Alema intendevano sostituire, anche in omaggio alla sinistra massimalista, un più alto profilo in Europa, tornando alla vecchia collaborazione (o meglio, subordinazione) con l’asse franco-tedesco. Purtroppo per loro, hanno sbagliato i tempi: i loro alleati potenziali, gli antiamericani Schröder e Chirac, sono scomparsi dalla scena e al loro posto abbiamo una Angela Merkel che sta ripristinando il filo diretto Berlino-Washington del suo maestro Helmut Kohl e un Nicolas Sarkozy che, per i suoi rapporti transatlantici, gli avversari chiamano addirittura «l’americano». Nessuno dei due, evidentemente, è disposto a fare da sponda a un presidente del Consiglio italiano che governa con partiti che, contro Bush, si preparano addirittura a scendere in piazza.
L’irrilevanza dell’Italia a Heiligendamm è palese su tutti gli argomenti in discussione, e pone l’interrogativo su quanto tempo riusciremo ancora a rimanere nel gruppo. A parole, siamo tra i più attivi nel chiedere la riduzione dei gas serra, ma siamo in gravissimo ritardo nell’applicazione dei protocolli di Kyoto e - quel che è peggio - siamo gli unici tra gli otto ad avere voltato le spalle all’atomo che, sempre più, emerge come la soluzione migliore per evitare il surriscaldamento del pianeta. I nostri partner sanno perciò in anticipo che, qualunque proclama facciamo e qualunque impegno sottoscriviamo in materia, non saremo in grado di mantenerlo (almeno fino a quando non ci libereremo del ricatto dei Verdi e seguiremo i consigli del professor Veronesi di costruire subito dieci nuove centrali nucleari).
E nella diatriba tra America e Russia a proposito della costruzione, in Polonia e nella Repubblica Ceca, di uno scudo antimissili destinato a proteggerci dai Paesi canaglia, da che parte si è schierato il governo Prodi? Con nessuno, per la buona ragione che metà dei suoi membri la pensano in un modo e metà nell’altro. È evidente che l’accusa di Putin che questo scudo è rivolto contro la Russia è strumentale, e che l’Italia, come uno dei possibili obbiettivi di razzi in arrivo dall’Oriente, avrebbe tutto l’interesse a che l’Europa si dotasse, per giunta senza spendere nulla, di una copertura. Ma, se lo dicesse, Prodi si attirerebbe immediatamente i fulmini di una parte della sua coalizione. Per nostra fortuna, sembra che lo scontro si stia sgonfiando.
Neppure sugli aiuti all’Africa e ai Paesi poveri, che pure sono un cavallo di battaglia delle sinistre, l’Italia ha molto da dire. Parliamo, parliamo, ma solo dopo un colloquio con il cantante Bono Prodi si è impegnato a versare i 260 milioni di euro arretrati che dobbiamo al fondo speciale contro l’Aids e a stanziarne altri 400 nella prossima Finanziaria. Lo faremo davvero o si tratta solo di un modo di salvare la faccia, visto che siamo il Paese del G8 che destina al Terzo mondo la percentuale più piccola del suo Pil?
Come ciliegina sulla torta, nel bel mezzo del vertice è arrivato anche lo scontro con l’Ocse, che ha fatto le pulci ai sistemi pensionistici dei Paesi industrializzati. Anche qui, siamo soli, come a Heiligendamm; ma Prodi e D’Alema continuano imperterriti a sostenere di avere ripristinato il prestigio dell’Italia nel mondo.