L’Italia sfida la Ue: aiuti agli allevatori di polli

Pronto un emendamento per sostenere il settore, ma l’Europa si rifiuta di riconoscere lo stato di emergenza. L’influenza, dopo Austria e Germania, si estende anche alla Francia

Francesca Angeli

da Roma

L’influenza aviaria è un’emergenza per l’Italia ma non per la Ue che dunque rifiuta il via libera agli aiuti destinati al settore avicolo richiesto dal nostro governo. Dopodomani i ministri dell’Agricoltura, Gianni Alemanno e quello della Salute, Francesco Storace, andranno a battere i pugni sul tavolo di Bruxelles per ottenere l’autorizzazione a sbloccare i fondi destinati alle aziende in crisi. È lo stesso Alemanno ad annunciare che se la Ue rimane ferma sulle sue posizioni il governo italiano è pronto «a rischiare la procedura di infrazione da parte della Ue», promuovendo un intervento straordinario con un emendamento di sostegno al settore. Emendamento che già mercoledì sarà alla Camera e che giovedì verrà approvato dal Senato in via definitiva.
Intanto salgono a nove i casi confermati in Italia di influenza aviaria: l’ultimo è un cigno ritrovato in Puglia e risultato positivo all’H5N1. E mentre arriva la conferma della presenza del virus H5N1 anche in Francia ed in Egitto, l’Organizzazione mondiale della Sanità annuncia una seconda vittima in Irak e il timore che in Romania il virus possa passare all’uomo. Notizie che alimentano la psicosi anche in Europa dove non esiste alcun rischio per l’uomo. Il settore avicolo però è finito in ginocchio al momento soltanto in Italia. Qui il mercato è crollato al contrario di altri Paesi dove le notizie sul ritrovamento dei volatili morti non hanno provocato la stessa reazione di panico del tutto ingiustificato, come ha sottolineato anche il presidente della Repubblica, Ciampi.
Il risultato è il braccio di ferro in corso tra il governo italiano che sottolinea la necessità di un immediato intervento economico a sostegno di tutti gli operatori della filiera e la Commissione Europea, che invece non riconosce allo stato delle cose una situazione di emergenza. Anche se il mercato è crollato, infatti, insistono da Bruxelles, la realtà è che l’influenza aviaria al momento non ha neppure sfiorato gli allevamenti ma ha colpito soltanto gli uccelli selvatici.
Alemanno, che ieri mattina ha tenuto un tavolo interministeriale con Storace e gli addetti del settore, promette che comunque ci sarà «un intervento robusto da parte del governo, anche in deroga alle norme Ue e a rischio di una procedura di infrazione qualora le misure di sostegno per il settore, autorizzate dall’Unione europea, fossero giudicate insufficienti». Quella di lunedì si prospetta dunque come una riunione bollente alla presenza di tutti i ministri agricoli Ue e del commissario europeo Mariann Fischer Boel.
Se Alemanno e Storace dovessero incassare un no senza appello il governo italiano ha già in tasca l’emendamento ad hoc per sostenere il settore. È la Coldiretti a snocciolare le cifre della crisi: 180mila occupati a rischio e di questi 30mila già in cassa integrazione; 45mila tonnellate di prodotto invenduto e stoccato nei congelatori; mercato al tracollo con un calo del 80 per cento in sole 48 ore; un danno già subito di 300 milioni di euro.
Il governo ha già deciso di aumentare da 20 a 40 milioni di euro lo stanziamento per l’acquisto di pollame invenduto che sarà poi dirottato in alcuni Paesi poveri sotto forma di aiuto umanitario. Ma la Commissione europea ha già chiesto chiarimenti sui 20 milioni di euro destinati al settore avicolo perché li ritiene «aiuti di stato» e dunque vietati, in questa situazione, dalla normativa Ue. Contestato anche il sistema di etichettatura italiano che rende obbligatoria la dicitura «made in Italy» non necessaria sempre secondo la Ue.
La preoccupazione degli italiani cresce: in cinque giorni di attività sono giunte ben 19.119 telefonate al numero verde (1500) del ministero della Salute per chiedere chiarimenti sull’aviaria. In contrasto con questo quadro tanto preoccupante il risultato di un sondaggio lampo dell’Eurisko: il 76 per cento degli italiani continua a consumare uova come ha sempre fatto e il 55 mette ancora a tavola la fettina di pollo.