L’Italia si fa sfuggire due dipinti del Beato Angelico

Se li è aggiudicati un anonimo collezionista europeo per 2,5 milioni di euro, superando l’offerta del nostro governo

Ce le siamo lasciate sfuggire. Sono due tavolette di legno di 38 centimetri per 13 sulle quali sono dipinti due santi su fondo oro. L’altro ieri sono state vendute in Inghilterra per un milione e 700mila sterline, pari a circa due milioni e mezzo di euro. Perché una cifra così vertiginosa? Perché i due piccoli dipinti sono opera del grandissimo Beato Angelico, identificate come tali dallo storico dell’arte dell’università di Bristol Michael Liversidge. Se le è aggiudicate un collezionista europeo, che ovviamente preferisce rimanere anonimo, il quale ha battuto nell’ultima offerta lo Stato italiano.
Immaginiamoci la scena nella elegante casa d’aste - Dukes Fine Art Auctioneers - di Dorchester, nel Dorset. Atmosfera elettrica, le palette che si alzano, le collaboratrici del battitore che ricevono le offerte al telefono e intervengono con gridoline acute: «Bidding! Bidding!» e noi, povera Italia, che ci proviamo a riprenderci le tavolette di Frà Giovanni da Fiesole, ma i mezzi dei nostri Beni Culturali sono quelli che sono e quando già pareva che ce l’avessimo fatta, è intervenuto il maledetto anonimo. Il battitore si è guardato intorno, «Last chance», ultima offerta, poi ha abbassato il martelletto, «All gone», aggiudicato. Addio Beato Angelico.
La storia di questi piccoli dipinti è un esemplare concentrato di storia d’Italia, della sua miseria e della sua nobiltà. Fra il 1433 e il 1439 Cosimo de’ Medici affida al pittore, già famoso, la direzione della decorazione pittorica del nuovo convento di San Marco a Firenze. Un grandioso ciclo di affreschi, una delle vette del Rinascimento fiorentino. Per San Marco il Beato Angelico dipinge anche una pala d’altare (tutt’ora conservata al Museo di San Marco) e quelle otto tavolette che forse erano una predella o facevano parte di un polittico. E fin qui siamo nella nobiltà. La miseria sopravviene quando il grande Napoleone si mette a scorrazzare per l’Italia e fra una guerra e una dichiarazione d’égalité e fraternité, depreda chiese, conventi e palazzi. Le tavolette di Frà Giovanni spariscono, così come spariscono le tele e gli arredi della bellissima Certosa di Padula, o i tesori della Certosa di Pavia, per fare due soli esempi.
Sei ricompaiono, divise fra Germania e Stati Uniti, due sono inghiottite dal mistero. Si è scoperto ora che erano in possesso della collezionista Jean Preston (morta nel 2006), la quale le aveva acquistate per poche centinaia di dollari in California nel 1960. «Belle - aveva pensato portandosele a casa - sembrerebbero quasi del Beato Angelico».