L’Italia si sente una Furia nel calcio di mezza estate

Gli azzurri battono i campioni del mondo con Montolivo e Aquilani.
Spagnoli con tanti assenti, ma la squadra di Prandelli riesce ad
imitarli

Il pianeta Spagna non è poi così lontano. Almeno se consideriamo la prima parte dell’insidioso test di mezza estate. Per essere una partita di agosto, mese tradizionalmente negativo per la Nazionale con giocatori in rodaggio e preparazione ancora precaria, va più che bene. Se poi guardiamo anche il risultato positivo (primo successo sulla Spagna dopo 17 anni, ottava vittoria su nove partite a Bari, stadio portafortuna), possiamo archiviare la sfida con grande ottimismo per il futuro.
L’idea di Prandelli, che anche ieri nell’immediata vigilia ha parlato di «cantiere aperto, ma i lavori procedono spediti» non era quella di copiare le «Furie Rosse», ma di provare a specchiarci nei campioni europei e mondiali in carica. E questa Nazionale che si affida al palleggio e non più alla «coperta» di Linus della difesa impenetrabile e del contropiede non può che piacere. Peccato che duri poco, ma forse non ci si poteva attendere di più. Così salutiamo con soddisfazione il redivivo Cassano, promosso capitano dai compagni, che davanti al suo pubblico regala un’ora brillante per movimenti, partecipazione al gioco e occasioni da gol. Fantantonio fa anche meglio di «Pepito» Rossi, della cui serata resta un guizzo sotto porta. Confortante la prova dei centrocampisti (con Montolivo sugli scudi), importante la rete di Aquilani che sui titoli di coda ci regala un successo insperato considerando il calo della ripresa. Insomma, le frecce all’arco di Prandelli non mancano. Far cadere le stelle mondiali nella notte di San Lorenzo può dare ulteriore autostima alla truppa del ct di Orzinuovi.
Nei primi 25 minuti la Spagna sembriamo noi: pressing, centrocampo alto, gioco in velocità, gran movimento senza palla, avversari sorpresi soprattutto nella fase di verticalizzazione in particolare di Criscito e Montolivo. E proprio dalla parte del neo giocatore dello Zenit l’Italia fa male: prima il palo del terzino, poi l’assist per il centrocampista viola che sigla con un pallonetto il suo primo gol azzurro, infine l’inserimento di Rossi chiuso da Casillas. La squadra di Prandelli diverte i 50mila del San Nicola, che a loro volta regalano scenografie «patriottiche» con un grande tricolore e un grande striscione dedicato alla nostra patria. Insomma bella Italia e risultato bugiardo nel primo tempo, visto il regalo del «distratto» arbitro tedesco Brych che nel contrasto tra Llorente e Chiellini punisce solo l’intervento dell’azzurro, assegnando un rigore alle Furie Rosse trasformato senza problemi da Xabi Alonso.
Nella ripresa la Spagna, già in crescita nella fase finale del primo tempo, riesce a controllare il match, a costringere Buffon a un intervento importante. I tanti cambi rallentano il ritmo del match, favorendo gli stretti fraseggi della squadra di Del Bosque. Poi il gol improvviso di Aquilani (con la collaborazione di Albiol il cui tocco mette fuori causa Valdes). Brivido finale con il tocco di Silva che finisce di poco a lato della porta azzurra. La vittoria è salva, nonostante l’occasione sprecata da Balotelli nel recupero. Appuntamento a settembre a Firenze con la Slovenia per mettere uno degli ultimi sassolini verso Euro 2012.
«Dobbiamo prendere il risultato nella maniera giusta, finchè abbiamo avuto gambe e lucidità abbiamo fatto un’ottima partita - così Prandelli dopo il match -. Abbiamo avuto personalità, coraggio, bene così. Non abbiamo sfigurato contro una squadra che gioca da anni insieme. Cassano? Non dava riferimenti, è stata una delle sue prove migliori in azzurro, sono contento per lui».
Piccolo incidente diplomatico in casa azzurra. Ieri Prandelli è sceso in campo in difesa dell’Atalanta, club nel quale è stato giocatore e tecnico della Primavera, penalizzata di 6 punti nel processo sul calcio scommesse. «La sanzione inflitta è un castigo pesante, va assolutamente rivista e riletta la norma della responsabilità oggettiva». Un’arringa che non è piaciuta al presidente Figc Abete: «Non è il momento di discuterne, cè da tempo un dibattito su questa norma sportiva ma è un punto di riferimento, non solo dell’Italia, ma di tante federazioni internazionali. È un deterrente importante, non condiviso da molti».